
♦ Pasquale Di Lena (Cliccare sulle parole in carattere blu)
Chi è - Who's who
PREFAZIONE
Prefazione
La letteratura italiana, ci ha ricordato Gianfranco Contini, è l'unica grande letteratura nazionale per la quale il dialetto è una parte integrante ed ineliminabile. Questa profonda verità, troppo spesso dimenticata in passato, od offuscata dal persistente pregiudizio del dialetto come strumento espressivo inadeguato ed "inferiore", si è venuta affermando con indiscutibile perentorietà negli ultimi decenni, grazie a una rigogliosa fioritura di poesia in dialetto, che rappresenta senza dubbio uno dei fenomeni più importanti e caratterizzanti della letteratura italiana del secondo Novecento, e che ha rimesso in discussione il concetto stesso di letteratura dialettale, poggiando anche su un proliferarsi senza precedenti di convegni, di studi, di dibattiti, di libri, di riviste specializzate, di interviste, di rivelazioni. Per la prima volta nella storia letteraria italiana la poesia dialettale, ormai completamente legittimata dalla critica, riesce a competere direttamente con la poesia in lingua, aprendosi varchi sempre più ragguardevoli nella grande editoria e soprattutto nell'attenzione del pubblico di lettori e di critici, e scoprendosi nel contempo depositaria di ricche tematiche private collettive, che vanno oltre i fenomeni strettamente letterari, e riguardano l'antropologia, la psicolinguistica, la psicologia, la sociologia, la semiotica.
I motivi per cui tanti poeti italiani si rivolgono al dialetto piuttosto che all'italiano come mezzo espressivo sono molteplici, e le implicazioni di tale scelta - letterarie, psicologiche, politiche, esistenziali, antropologiche - sono di lunga portata ed hanno radici profonde: la recente poesia dialettale fa parte di una reazione più vasta all'effetto alienante della società postindustriale, il che ha significato la riabilitazione della storia e memoria etniche, il recupero delle radici personali, della storia personale, che il linguaggio impersonale dei mass media non può né riconoscere né trascrivere. Questo significa anche il recupero del proprio luogo nativo, il luogo d'origine, come alternativa ad una realtà monotona, omologante, priva di significato.
La poesia di Pasquale Di Lena, moderna, spregiudicata, insieme ironica e moralmente impegnata, si colloca nel solco di una notevole tradizione dialettale molisana, certamente in grado di reggere bene il confronto, a livello nazionale, con altre tradizioni regionali.
The poems of Pasquale Di Lena
In inglese
IL PENSIERO

Il pensiero
Il pensiero che non vuoi pensare
è una mosca
che ti fa innervosire.
Ti gira intorno si posa sulla fronte
dietro il collo
più la cacci
più diventa ossessiva.
Volando sempre più veloce
ti piomba prima dentro un occhio
poi dentro un orecchio
e quando cerchi di prenderla fai cilecca.
Ti dai degli schiaffi da solo
come un cretino
per una mosca
che continua a volare.
UN GIORNO
Un giorno
Un giorno che cos'è un giorno?
Un quarto d'ora di tanti quarti d'ora
una notte che si è messa a dormire
un apparire del sole
o è un canto del gallo che fa chicchirichi?
É niente di fronte tanti giorni
è tanto di fronte ad un momento.
È una risata fatta a squarciagola
un cumolo di pensieri e sentimenti.
Un filo che si tesse
fatto di ricordi e di speranze
che ognuno può cambiare
soprattutto da chi pensa solo allo stomaco.
Un giorno è pure una notte
che ti prepara a stare con la morte

Bella
Gli occhi che assomigliano al mare
una bocca di corallo
il naso che s'arriccia quando ride.
Bella
come la parola che ti è più cara
la luce del mattino
i pensieri che escono dal cuore
l'innamorato che ti guarda e ti ammira.
Una farfalla
che vola e si posa
si accoppia e si stacca.
Una rosa che spunta da una siepe di rovi
e fa dispetto al sole.
Un cardellino nascosto su un ramo
che canta a squarciagola.
Un piccione
che ti guarda con un solo occhio
impettito.
Un puledro
che corre e scalcia
per non farai prendere.
Un filo d'erba
che si prega ad ogni vento
ma solo il sole lo può seccare
LA VITA
La vita
La vita! Ogni istante è un pensiero!
Farsi capire
poter mangiare
imparare a camminare.
Sentirsi morire conoscere gli altri.
Stare in braccio per la paura di perdere mamma e padre.
La paura di sbagliare
la colpa di giocare.
Sentire le prime voglie
come di una mela da cogliere.
Un cuore che batte la paura d'esser matto.
A sistemazione
la rivoluzione.
Un mondo vecchio fatto da altri.
Stare insieme ai figli.
La voglia di emergere
le responsabilità.
Guardare al passato
ritrovarsi solo.
Non capire
Sentirsi morire.
La morte sempre dietro la porta
suona il campanello
e ti fa sbigottire
per accompagnarti per il resto della vita
senza traumi
se te la sei fatta amica
L'UBRIACO

l'ubriaco
Uno che è sbronzo
si riconosce da lontano
cammina con la testa bassa
le braccia un po' allargate
le gambe divaricate.
La via per lui è sempre storta
sbattendo da una parte all'altra.
Tu credi che cade ma non cade.
Ogni tanto alza la testa in aria
come per riprendere fiato.
È un uomo solo
che si è fatto amico il bicchiere
per toglier dalla testa i pensieri.
Appena ti incontra si mette a parlare
prima piano piano, poi ad alta voce
facendo avanti ed indietro
con un discorso che si ripete.
IL SOLE E LA LUNA
Il sole e la luna
Non se ne può proprio più
di questo clima
con una mano prendi il sole
e con un'altra la luna
per mettere uno di fronte all'altra
viso a viso da soli.
Il primo sbianca
e la seconda arrossisce.
Io li sento tremare
una classica tremarella
proprio di chi non ha fatto cose belle.
Li avvicino sempre di più
per abituarli guardarsi negli occhi
e quelli,
mentre si rifiutano, li chiudono.
Allora non ci vedo più
cosi li appiccico naso contro naso
e loro subito ne approfittano
per darsi un bacio lungo e dolcissimo.
Non c'è possibilità di staccarli
ed io stanco mi arrendo
nel vedere due volti felici
ritrovandomi cosi con una mano calda
e con l’altra fredda
IO VORREI DIVENTARE SINDACO

Io vorrei diventare sindaco
Io vorrei diventare sindaco
per fare un monumento al maiale.
Si al maiale
l'animale che sacrifica la vita sua
per far vivere i cristiani.
Il maiale non conosce la vecchiaia
perché campa sì e no un anno
non ha tempo di attaccarsi al padrone
perché da un momento all'altro
questo lo fa fuori.
Non spreca niente
perché mangia tutto e tutto rende
sfamando la fame.
È un animale santo
che sa solo dare.
a sugna, il lardo, la pancetta, ?
la salsiccia, il guanciale, la spalla,
il prosciutto, il salame,
la sopressata, le setole, la ventricina,
il sanguinaccio, la frusta.
Ti sfamava e mentre ti sfamava
ti faceva strare bene.
Era il re della casa
prima e dopo che era morto
ecco perché da ogni parte
ci vorrebbe
un monumento
con la coda attorcigliata
la bocca leggermente aperta
il muso in alto
quasi stesse per dirti
che colpa della sua morte
sei tu, proprio tu
IL PAESE MIO
Il paese mio
Il mio paese
è dentro un fosso
sopra un pugno di terra
tanto da far pensare a una nave
Intorno il Monte, il Monte Arone e Monte Arcano tenuti aperti dal vallone della terra
che sfocia nel Biferno
La Natura è piena di dolcezze
come il sangue della gente
che ha origini molto lontane,
come il verde degli olivi che si spande ovunque
Il larinese senza gli olivi è una persona trista
piena di ricordi e di nostalgia
Il mio paese
dal ponte alla parte bassa
da le Caselle alla Selciata
dall’abbeveratorio a sotto il carcere
via Cluenzio, la piazza, via Leone,
dove il sonno non ha pensiero
l’uccello non canta per sé,
ma per farsi sentire;
ogni piatto viene condito con l’olio di oliva
e c’è ancora l’asino che raglia
Dove ogni vicolo ha un’aria diversa
come il pensiero delle persone
Ricchezze messe da parte
altre che non vengono utilizzate
o in qualche magazzino
il mio paese
dove il caldo e il freddo
sono frutti di stagione
come la bora e il favonio
sembra un bambino nella culla
dondolato da ulivi e acacie
querce
fichi e qualche olmo.
CHI CI CAPISCE E' BRAVO
CHI CI CAPISCE E' BRAVO
Capire per non capire
non capire per non capire
capire di non capire
non capire di capire.
Capire
non capire
far finta di capire
come un che non vuole andare in guerra
o il sordo che non è sordo.
Ma quanti pazzi e quanti sordi
in questo mondo di furbi
dove chi capisce è bravo
IL VESTITO
Il vestito
Dentro un vestito
uno ci può star stretto
come ci può star largo.
Comunque non è detto
che uno non ci può stare
se è stretto trattiene il fiato
se è largo gonfia lo stomaco.
Ti devi adattare
per fartelo andare a misura
altrimenti ti calano le brache
o ti stappi il fondello.
COME IN UN SOGNO
Come in un sogno
Come in un sogno
ti ho pensata l'altro giorno.
Correvi verso di me
con gli occhi che ti ridevano,
la faccia rossa di gioia
i capelli sciolti portati dal vento.
Sembravi un puledro senza cavezza.
Io fermo come uno scemo
ti guardavo e non capivo
mentre correvi con le braccia aperte
ed il cuore che batteva.
Correvi, correvi, correvi
senza arrivare mai.
io stanco di aspettarti ho detto:
è meglio che me ne vada.
VICINO AL FOCOLARE

Vicino al focolare
Veramente penso spesso alla vecchiaia,
non so se faccio bene o male,
un fatto però è certo che la vecchiaia
c'è ed è un fatto normale.
Chi può sapere se uno campa o muore
La morte non bussa, entra senza avvisare
comunque ognuna spera che il cuore duri
e si prepara alla morte con i piccoli salti
Ma l'usanza di oggi non è cosi,
ognuno vive la vita al massimo
tanto dice il mio destino è morire,
allora è meglio vivere un attino da re.
Insomma ci si accontenta di una bella fiamma
anche se non ti dà fuoco, non ti riscalda,
ma ti brucia, ti acceca, ti avvampa
con il freddo che prende il posto del caldo.
Certo non è facile preparare un bel focolare:
prima il ciocco, poi la legna e poi la fascina.
Se inizia ad ardere è raro che si spenga.
Vedi la fiamma, senti il calore, tutto è bello.
Quando finisce la fiamma non finisce il fuoco
il ciocco è diventato un carbone ardente
che ogni tanto si stuzzica con il soffietto.
Sotto la cenere rimane sempre un carbone.
attorno al fuoco conosci il passato
prepari il domani,
impari a distinguere il poco dal molto
fai sempre qualcosa per non stare con le mani in mano,
capisci che non ci sta solo l'oggi ma pure la vecchiaia.
LA CASETTA CON LA SABBIA

La casetta con la sabbia
Mi ricordo da bambino al mare
fabbricavo casette con la sabbia
e ci mettevo tanta passione.
Me le guardavo e me le riguardavo
e mi sentivo veramente bravo.
Più di una volta ci giravo attorno
per vedere se mancava qualcosa:
una porta, una finestra o una stradina.
Poi cambiavano colore
per l'acqua che seccava
e piano piano, per colpa del vento
si staccava qualche pezzo.
Prima correvo per metterci riparo
poi vedevo che tutto si frantumava,
allora tiravo un calcio e le distruggevo.
Mi uscivano lacrime di rabbia
e sentivo tutto come un brutto guaio.
Diventando grande ho capito che
per la case ci vogliono fondamenta
se non vuoi vederle sparire in un attimo,
figuriamoci se puoi costruire sulla sabbia
dove ogni cosa dura un attimo solo.
LA CIVETTA

La civetta
Da bambino mi avevano insegnato
ad avere paura (fra tante paure)
della civetta, uccello di malaugurio.
"Chi lo sa per chi canta"
dicevano le donne segnandosi.
Era padrone della notte
e nessuno sapeva se cantava o piangeva.
Dentro le case piene di figli
le disgrazie non mancavano mai:
miseria, fame, per grazia di Dio,
ora un morto, ora una malattia,
ora una disgrazia sul lavoro,
ora una famiglia in mezzo alla strada.
La colpa sempre dell'uccello del malaugurio:
che non sbagliava mai,
dove guardava colpiva.
La gente piangeva, si strappava i capelli,
gridava poi ricominciava.
Mondo sempre uguale per la speranza
che non arrivava mai al cielo
per colpa della civetta che cantava.
NOTTE D'ESTATE
Notte d'estate
In quelle poche ore della notte d’estate
mi piace stare nella strada
per respirare una boccata di aria fresca
per sentire il paese che dorme un sonno antico,
dove assiolo e grillo si rispondono
a tempo, con una civetta che canta,
un gatto che miagola, un cane che abbaia.
Parla da solo un ubriaco che cerca compagnia.
Da una finestra aperta si sente russare,
un rivolo di acqua fa sentire la propria allegria,
una campana suona i quarti che passano.
Dentro la via ogni passo che fai rintrona.
L'aria è ferma, fa un caldo che non si sopporta
e così con due passi arrivo sul ponte
dove si sente un po' di fresco per un venticello
che spira insieme ad un profumo di campagna.
Ha un senso la vita anche quando dorme
con il riposo per far riprendere le forze,
con un sogno che fai e ti fa vivere
con un pensiero lieve per tante cose
come quello, bello, di un bacio di Annarosa.
LA MADRE

La madre
Hai capito figlia mia?
Devi imparare a rassettare la casa,
fare la minestra
cucire,
lavare e stirare
a fare la spesa e risparmiare.
Sapere cosa sono i figli
quando sono grandi e quando sono piccoli,
le maniere per far felice l'uomo
sempre pieno di pensieri,
di preoccupazioni,
distrutto dal lavoro
dentro casa cerca riposo e consolazione.
Prima che me lo dimentichi,
molto importante è saper pulire le verdure.
quando hai voglia di parlare ascolta me: canta
se vuoi che si dica che sei una brava ragazza,
una buona moglie,
una santa mamma, quella che si dice una donna
sì proprio una donna
una donna d'oro,
una donna.
LA FIGLIA
La figlia
Ma mammaaa!
Con te non si può più vivere,
lo stesso ritornello notte e giorno
bì, bi bà, bà:
un assiolo, un tarlo.
Sei stata serva tu
e vuoi fare serva anche me.
Sempre col grembiule davanti,
con la testa chinata, mai una parola, zitta
inginocchiata davanti all'uomo.
Piangere lacrime in silenzio
pronta a dire sì
a perdonare e consolare
senza pensieri né dolori
con la stanchezza come gioia
per ritrovarmi vecchia e sfinita
senza sapere perché ho vissuto.
No mamma, no
non è cosa, scordatelo,
perché ci sono anche io
e anche io voglio vivere
con l'uomo che mi deve rispettare.
IL CONSUMISMO (TUTTO SI BUTTA)
Tutto si butta
Chi ci capisce qualcosa è proprio bravo
come si prende oggetto si butta,
la costanza è virtù rara.
La regola è cambiare in continuazione.
Il vestito è nuovo?
Si butta via,
e cosi il frigorifero, il letto,
l'auto, la radio, la televisione,
per comprarne un 'altra
e poi buttarla via.
La vita è diventata un immondezzaio
dove uno appena trova compagnia
butta via madre, padre e comare,
senza necessità, solo per mania.
Cosi la compagnia per un'altra compagnia,
l'amicizia per un'altra amicizia,
figli, fratelli, sorelle e chi che sia.
Tempi brutti questi
una vera e propria maledizione
che fanno le persone tristi
alla ricerca di una preoccupazione.
L'odore ti entra dentro ti offusca
la mente come con l'uso del papavero bianco
e nessuno quasi pensa più
ai principi, sentimenti, vocazione.
Chi gode è solo l'ingordo
e colui che approfitta dell'altro.
Il cieco parla al sordo e il sordo insegna al cieco.
Tutti e due si arrabbiano
imprecando Sant'Antonio
invece di parlare abbaiano
piano, paino passa anche la voglia.
Il rimedio è guardarsi attorno
con gli occhi bene aperti
le orecchie pulite
vegliare notte e giorno
per non tornare indietro ma andare avanti
e non fare dire e tu lo senti
"chi muore muore, chi campa campa"
oppure "quelli di una volta erano tempi!".
Con la spazzatura si fa il letame
con il letame concima la terra
con la terra fertile si fa il pane,
con il pane si vive senza fare la fame,
senza fame si mangia.
con il pensiero si cresce,
crescendo si diventa forte
e cosi niente si butta via
ma ogni cosa si usa, si gode
come pure si sente.
Sentire significa vivere
bere senza ubriacarsi,
chiacchierare baciandosi,
cantare stringendosi
senza sapere chi sta sopra e che sotto
nel susseguirsi di capovolte.
MI BATTE IL CUORE
Appena ti vedo
mi batte il cuore
quasi non credo
che possa essere amore.
E meno che anche se accelera
il battito è regolare
come una macchina dannata.
Per mantenerlo così
ci vuole molto sangue
una manciata di venerdì
e un infinità di tempo.
Ma come! Ancora non capisci?
allora non può essere
e cosi tutto finisce
e io lo metto a riposo.
Ma una cosa devo capire:
se il sordo è sordo
o perché non vuol sentire
facendo il furbo.
È sordo? Povero lui.
È furbo? Povero fesso.
Batti cuore che è primavera
sui tetti volano le rondini
il giorno è caldo e fresca la sera
e tu canti a squarciagola.
IL FIATO DI TANTA GENTE
D'inverno freddo
d'estate caldo
uno sopra l'altro
mezzo digiuni
sempre affamati.
Attorno al camino
con fave e ceci abbrustoliti
con la paletta e il soffietto
sempre a sfottere il tizzone
tic-tic-tac come un gioco.
Con la pignata che bolliva
mio nonno che raccontava
e il fuoco che divampava.
Davanti ti bruciavi
dietro ti gelavi.
Geloni, vescicole
dentro il letto freddo
che lo scaldino non scaldava
e il mattone o la bottiglia ti bruciava.
L'unico calore il fiato di tanta gente.
D'estate porte aperte
la giara con l'acqua fresca
la testa rasata, scalzo
davanti alla porta a chiacchierare
una coperta per terra
e tanta voglia di respirare.
LA GALLINA HA FATTO L'UOVO

La gallina ha fatto l'uovo
e il gallo ha cantato
così succede
una fa una cosa
e l'altro si fa bello,
quando sento io, io,
puoi star sicuro che non ha fatto l'uovo
ma crede lo stesso che l'uovo sia suo.
Sono troppi quelli che cantano
ed è per questo che l'asino raglia,
s'impunta e si incazza
e se cammina, camminando
finisce per mangiarsi la foglia.
IL LEONE E LA FORMICA
Il leone e la formìca
Embè, tu che vai facendo sola sola
disse il leone alla formica
Embè tu, non posso stare una volta da sola?
rispose la formica con tono minaccioso
Và embè, incazzato il leone che cosa facciamo.
Son questi i modi di rispondermi?
Lo sai o non lo sai che sono una maestà,
insomma di tutti gli animali sono il re?
E poi sei nata per stare con le altre,
quindi figlia mia non puoi far di testa tua.
La libertà? Cerca d'accontentarti di quanto ti vien dato
e non ti scordare che qua comando io.
Maestà ma è vero che sei sempre solo
e quando trovi una compagnia te la mangi?
E questo grosso guaio non lo fai sapere a nessuno?
Ora hai trovato me e ti lamenti!
Ma sai cosa ti dico?
Che gli animali contenti
sono le formiche
e non quelli che stanno con me
che sono felici anche se sono rè.
CI SONO MOMENTI
Ci sono momenti
che ogni cosa che fai è inutile.
Anche se sbatti la testa contro il muro!
Ti fai solamente male.
È come bussare ad una porta
quando non ci sta nessuno dentro
o nessuno ti vuole rispondere.
Ti consumi le nocche delle dita,
senza combinare niente.
Ascoltami, ritorna domani,
bussa una, due, tre volte,
aspetta uno, due momenti
e se qualcuno domanda:
"Chi è"?
Tu rispondi:
"Sono io".
LA FONTE NUOVA
La fonte nuova
Dava da bere a tutto il paese
tre bocche di acqua fresca,
per ogni bocca una fila
di conche, di tini di barili.
Con il caldo e con il freddo
era sempre una storia di donne
che, chiacchierando e litigando,
aspettavano il turno per riempire
con un pensiero alla casa, ai figli, al marito, all'asina incinta.
I carabinieri, il procuratore, il carcere,
l'ospedale riempivano appena arrivavano
con le donne che sbuffavano
per l'abuso di autorità.
Ora l'acqua arriva dentro casa
e questo fa piacere,
la fonte nuova non scorre più,
nessuno più la pensa.
Se continuasse a scorrere e si dovesse fare la fila,
lo dovrebbero fare anche le autorità.
IL TEMPO DI MARZO
Il tempo di marzo
Alza le braccia e scuotiti
per toglierti da dosso l'ultimo sonno
apri la finestra per vedere il giorno,
prendi una boccata d'aria e apri gli occhi
per quel sole luminoso
che fa lucenti le foglie e specchio il vetro della finestrella.
E senza un perché ti torna in mente
quando ti divertivi a fare le farfalle*
con lo specchio e qualcuno che passava
insistevi perché non ti vedeva anche se guardava.
Ci ridi per un momento e torni dentro
per andarti a preparare di fronte allo specchio per uscire.
Una volta facevi la farfalla e finta
di guardarti, perché non ti interessava del giudizio degli altri,
quello che interessava era uscire
in mezzo alla strada,
incontrarti con un altro amico
per cominciare un gioco e cosi
fino quando tua mamma ti urlava: "si mangia".
Adesso prendi il sapone che una volta ti faceva piangere,
ti fai la barba,
ti metti il profumo, usi lo spazzolino,
guardi le scarpe se sono pulite e fai una lagna
se il pantalone non ha la piega, la camicia lo stecchino.
Sono cose importanti che ti possono rovinare la giornata.
Poi ci si mette anche il tempo a fare il pazzo
e lo noti quando bello vestito ti riaffacci
e vedi per il cielo nuvole nere correre come pazze,
spinte da un vento arrivato in un momento
e scuote l'albero, culla l'erba, stacca i fiori
alza la polvere,
fa piovere prima piano piano
e poi più forte e tu, invece di bestemmiare, giuri
che quel tempo è tempo di marzo.
RICORDI
ricordi
Quanta allegria quel giorno
quanta felicità quella volta.
Quante giornate belle
quando ero bambino.
Ué, ma le anarezze le hai dimenticate?
Quelle non c'è da ricordarle
perché vengono sicuramente.
QUANTO SEI BELLA
Quanto sei bella
quando ridi con gli occhi.
Sembri una rosa
con gocce di brina,
un ruscello che scorre tra cespugli,
un campo tutto verde,
un sole che riscalda e non scotta,
una luna piena che sale,
un cardellino su un ramo.
Quando sei bella
quando parli con il cuore.
Sembri una musica
che viene da lontano,
un canto di un usignolo, un silenzio,
un ruscello che sembra fermo,
una foglia che cade,
una sera di una notte stellata.
Sei bella e sei cara
sei tutto il mio cuore
occhi di incanto
bocca di ciliegie.
LA BELLEZZA
La bellezza
Cogli la rosa Concetta
è bella, è troppo bella.
Stai attenta però che punge
Lo so che tu lo sai
tutti lo sanno,
ma pochi son quelli che non si pungono.
IL CALDO
Il caldo
Una serpe viscida mi passa sulle gambe.
Una formica mi solletica il piede.
Due mosche mi pizzicano e volano.
Un ramo di albero mi ripara dal sole.
Due cardellini fanno l'amore,
più lontano canta la cicala.
Il ruscello assetato sfiora le pietre.
Con un occhio chiuso ed uno semiaperto,
sento la testa cadere sul petto
e piano piano mi assopisco.
L'AFA
L'Afa
L'afa ti mette debolezza
la voglia di non far niente
ti porta sonnolenza
e solo un venticello ti può far contento.
Tutto il mondo attorno sembra dormire
pure il ruscello non fa rumore,
foglie ed erba sono immobili
e non c'è voglia nemmeno di fare l'amore.
Il silenzio culla la pennichella,
ti sveglia il sudore la bocca arsa
terminando un sonno che è sempre bello
per tante storie tutte sparse.
Eppure i rumori ci sono,
la cicala che non si stanca di cantare
un richiamo di un passerotto alla mamma
e quello vicino a te che continua a russare.
MAGGIO
maggio
Ora è tempo di rose
e ciliegie, di boschi pieni di foglie,
di campi senza terra
ma verdi con macchie di rosso
e leggere sfumature di giallo.
È tempo
di primi nidi e primi voli
del primo sole caldo,
del cuore che si innamora.
È maggio,
il mese più bello,
bello come una donna incinta
che ha la calma di attendere.
È il mese della primavera
e uno non sa perché
ha voglia solo di cantare.
LA CANZONE
Chi canta a squarciagola
ha una rabbia dentro da sfogare.
Così canta e si consola
dandosi la forza di aspettare.
Aspetta il giorno per vedere il sole.
Aspetta il sonno per non pensare.
Chi canta piano piano
ha il cuore innamorato
e il canto è come un richiamo
di parole che non vogliono uscire fuori.
Il giorno ha il colore del grano
e la notte è una coperta d'oro.
LUGLIO
Gocciola il sudore sulla fronte
porta l'afa il venticello.
Il sole è a picco,
si brucia il poverello.
Attorno ad un pero selvatico
un basto, una giara e una bisaccia.
Un cavallo muove la coda e mangia
vola nel cielo il nibbio e si lamenta.
si ferma dal lavoro il contadino,
si bagna con la lingua le labbra secche
con il fazzoletto si asciuga il sudore
si avvia a si attacca al suo bastone.
IL PROFUMO DEL RAGU
Mamma che malinconia
è il bello è che arriva sempre a quest'ora.
Parla il professore e non lo ascolto
Torno a casa ancora più triste
Sto per entrare.
Di colpo mi passa
Ma com’è
Tristezza, stanchezza
sono sparite?
Ora capisco
È esso,
sì è esso:
l’odore del ragù.
IL TEMPO
Come corre il tempo
quando lo vuoi fermare.
Sembra un brutto vento
che non si fa prendere.
Senza che te ne accorga passa
e ti resta una carezza dolce.
Ah! Per sentire quella voce,
quelle carezze quando darei!
Poi un giorno non hai da fare
senti il tempo che pesa sopra le spalle
stancandoti le gambe.
La testa ti gira non sai cosa pensare
appena pensi vedi che sta fermo
il tempo che vuoi far passare.
Ti guarda con due occhi piccoli
con due orecchie sorde e lunghe
con una bocca senza denti e vuota
con un corpo nudo senza forze
e sembra volerti dire
“io do, tanto, ma niente
quanto uno mi vuol guardare.
ALL'ULTIMO MOMENTO
All'ultimo momento
ce l'ho fatta / ma quanta ansia
quanta palpitazione di cuore!
"Ezzioche ezzicche"
non si vive molto.
Troppa palpitazione.
Per vivere
uno le cose o non le deve pensare
o le deve preparare.
Una cosa se non la pensi
non ci stà.
Se ci sta e si deve fare
è inutile stare a perdere tempo
pensando al povero o al ricco
per arrivare all'ultimo momento.
IL MONTE ARONE
Ogni volta che torno
mi affaccio al balcone
per guardare il monte Arone.
Ormai è pieno di case
di palazzi bianchi e rossi
fatti apposta per non essere riconosciuti.
Chiudo gli occhi per rivedere questo monte
rotondo come la groppa di una giumenta
che ti sapeva presentare
la prima luce del sole
la prima neve
i primi colori della primavera.
Proprio in cima c'erano
quattro o cinque olmi affilati
che senza foglie sembravano
tante spine di pesce piantate.
Adesso sono rimasti, nella curva,
tre cipressi
che d'estate si divertono a nascondere la luna
e quando la fanno uscire
sembra come una carta che viene scoperta piano piano.
CHE PENSI
Che pensi bella bimba
quando dormi il giorno
stai sveglia la notte e canti il silenzio?
Che pensi, dimmi,
che pensi quando hai gli occhi bagnati
il cuore ti sbatte e tremi tutta.
quando la testa ti scoppia
ti senti morire
e dentro il cuore straziare
Forse anche tu pensi
a due occhi distratti
ad uno che non ti pensa
ad un cuore che non batte!
LA SCALETTA DI SANTO STEFANO
Quando è notte d'estate
mi piace sedermi su una scala
Con l'aria calda e sotto il cielo stellato.
Con i gomiti appoggiati sorreggo le spalle
e sento dentro la camicia sbottonata
il soffio dolce di un venticello freddo.
Con la testa tra le spalle conto,
conto le stelle una ad una
una mosca mi pizzica le labbra secche,
una lucciola si accende e si spegne
un grillo canta lontano
la civetta piange,
un cane abbaia ad un abbaiare lontano,
un assiolo conta le ore
e il tempo che si è fermato.
LA SOLITUDINE
la solitudine
Come è brutto campare
senza un soldo e un tozzo di pane
con la miseria che si affetta con il coltello,
senza nemmeno gli occhi per
piangere.
Ancora più brutto è campare
senza gioia e la speranza nel domani
piena di desideri e di fregature, bruciando il tempo,
sbattendo la testa da una parte all'altra,
rimanendo solo fra tanta gente.
Un albero solo se lo porta il vento.
un albero solo non fa bosco
e con il tempo secca.
Adesso tutti vogliono imparare e stare soli
invece di imparare a stare con gli altri
e con gli altri lottare e cambiare
scambiandosi pensieri pane
per vivere da cristiani.
IL VENTO
Il vento
secondo come soffia o quando soffia
ti può dare piacere
o ti può dare fastidio.
Pensa al favonio
com'è pesante
alla maiellese
che ti taglia il viso.
Diversamente da un venticello
che ti dà freschezza
ti accarezza la pelle
fa dondolare l'erba
borbottare le foglie
pulisce l'aria e il cielo
e lascia riposare le farfalle.
LA FAME
Non si può capire
se non si è provata
quant'è brutta la fame.
Ti morde lo stomaco
ti fa vedere lucciole
ti piega le ginocchia
annebbia il cervello
ti mette freddo addosso
che non ti puoi riparare
perché ti mancano pure i vestiti.
La fame!
Che brutta bestia!
Ti mette una rabbia
facendoti diventare una bestia
che morde chi ha fame
lecca chi ha tutto.
LA PRIMA VOLTA
Solo do entrato
mi passa la tremarella
sul letto sdraiata
si rigira e mi saluta.
Spogliata è ancora più bella
che non mi importa quanti amanti ha avuto.
Mi avvicino, la tocco, la accarezzo
pronuncio qualche parola d'amore
ma lei non ascolta e non capisce.
Nel frattempo
mi asciugo il sudore,
lascio i soldi sul comodino
si paga anticipato
mi spoglio in un attimo
per fare presto perché dopo è impegnata.
Si muove con mosse ricercate
miagola come chi sta per morire
da professionista
che ti fa venire subito.
Finisce, mi sono sfogato
e me ne pento subito
e pensare che amore schifoso
è quello mercenario.
LA VECCHIAIA
Smettila nonno
mi sembri un bambino.
Ho da fare devo scappare
Ti sei offeso?
Cosa hai Fatto?
Tiene, mangia una mandorla.
E già, te la devo rompere.
E lui con due lacrime
sottovoce mi ha detto:
"E pensare che quando ero giovane
le mandorle le rompevo con i denti".
LA VERGINELLA
Senti, vieni qui
che ti devo raccontare un fatto,
una cosa bella, meravigliosa
che mi è capitata poco fa.
Mi si è presentato alto, bello,
con gli occhi chiari e le labbra carnose.
Mi sento affannata,
ancora piena di palpitazione
….ma che sensazione!
Due spalle….
Sembrava un armadio,
un petto di una statua,
bello in ogni parte del corpo,
mi ha messo la voglia di averlo sopra di me.
L'ho guardato sfrontata,
lui mi ha risposto con un sorriso
mi ha preso la mano e mi ha portato con sé
ritrovandomi
stesa sotto una siepe.
Che mi possano ammazzare,
ma non ce l'ho fatta a resistere:
un urlo forte per il dolore
di come se uno mi avesse squartato.
Poi lamenti sospiri,
una volta più forti e una volta più silenziosi.
Usciva fuori un fuoco da dentro
ed entrava dentro un fuoco dall'esterno.
Convinta che il cuore si fosse sciolto,
il cervello vuoto di pensieri,
la bocca secca
le mammelle dure come sassi,
con i capezzoli che appena li toccavo
mi ricaricavano di altro fuoco.
Madonna!
Il cuore ancora mi sbatte
e sento il viso infuocato.
Insomma sopra e sotto
da una parte e dall'altra
me lo stringevo con le mani e con le gambe
in modo da sentire meglio il suo sesso.
Che cosa bella!
Una cosa che non si può immaginare
era quella
che a me dava il senso dell'eternità.
Poi un sospiro, un respiro
più lungo di quello di prima
una stretta più forte
ed il resto che non riesco ricordare.
Senti ti vedo strano,
mi sembri come se hai cambiato colore,
ma non ti devi preoccupare
in fondo ho fatto solo l’amore.
OGGI È GIA DOMANI
Ieri l'altro ieri
domani dopodomani,
oggi o un altro giorno,
non significa granché.
Prima o poi deve succedere
e non ci sono ne Cristi e ne Madonne,
ti devi solo rassegnare.
Ué! Ma tu sei scemo!
Questa è la filosofia
di chi non vuole vivere
o di chi non sa che il grano
non cresce se non lavori la terra,
l'acqua non esce se non trova il buco,
che la situazione non cambia
se non ti dai da fare
e rassegnandoti
resti solo come un babbeo.
Diversamente, vediamo che dobbiamo fare
per poter convincere anche gli altri.
La forza produce altra forza,
la notte fa nascere un altro giorno.
Altro che rassegnazione!
Qui ci vuole la rivoluzione!
PEPPINO SCIANGATO
Lo chiamavano Peppino sciangato
e lui non si offendeva
perché lo era dalla nascita.
Cantava con una bella voce
e quando rideva ti riempiva di una dolce allegria.
A parlarci ti metteva in difficoltà
per un ragionamento chiaro
e il suo sapere era tanto.
Zoppicava solo quando camminava
e chi non lo conosceva
certamente lo disprezzava.
Peppino, Peppino sciangato
dritto, furbo, intelligente,
in grado anche di tirarti un calcio.
LA LUNA DENTRO IL POZZO
La luna dentro il pozzo
con un viso pallido
illumina un albero di fichi
un secchio, un pero selvatico.
Da lontano un colle riposa,
i sassi di fiume stanno
l'aria pulita si lascia respirare
da punti diversi i grilli si parlano
e i cani abbaiano.
Sotto un cielo stellato
che poco prima ho visto
un'altra parte del mondo
con gente di colore diverso
e credente in un altro Dio,
sale la luna per la terra che ruota
e si siede sul pozzo.
Distratto la fisso con lo sguardo
e mi metto a pensare:
che fa esce o sta per entrare.
VORREI

vorrei
Vorrei andare a fare un giro
in cielo
per incontrare un po' di stelle
grandi e piccole
per discutere su tre questioni
e vedere come arrivare
una volta per sempre
ad un patto:
la pace, la fame e la serenità.
La pace per sfamare la fame
sfamare la fame per stare in pace
stare in pace per essere felici.
Vorrei.
UN CAPPELLO
Sotto un cappello
una testa
dentro la testa il cervello
dentro il cervello
niente
due gambe lunghe
un busto con due spalle
sopra la testa un cappello.
UNA PASSEGGIATA
Una passeggiata per le strade di un paese
che non è né tuo né mio.
Un sole nascosto dalle case
illuminava fette di cielo color turchese.
Noi a parlare di tante cose
spensierati e felici
come due innamorati.
PIOVE FINO FINO
Ora piove e piove fino fino
ed uno non se ne accorge
come quando nasce il mattino.
Gente che cammina rasente al muro
con la testa piegata,
altre diritte
con il fazzoletto in testa.
Di ombrelli non se ne vedono
perché nessuno ha pensato
che con quell'aria calda
si potesse rimanere bagnati.
L'ULTIMO RAGLIO
Camminava lentamente
tirandosi dietro l'asino
con le briglie nelle mani
trascinando le gambe
sopra due scarponi
appesantite dai chiodi
come per arrivare nel fosso.
L'asino portava lo stesso passo
con quattro ferri arruginiti
sempre con la testa bassa.
Sul basto
un fascio di fascine e di paglia.
Un mattina li hanno trovati stesi
faccia a faccia dentro la stalla
e la notte si era sentito l'ultimo raglio.
TAVOLETTE
Seduto sulla spiaggia
guardo il mare.
Un uccello bianco
Che vedo lontano
sembra un fazzoletto
portato dal vento.
Quanti pensieri.
Sono come tavolette
che sulle onde
vengono e se ne vanno
Il cuore si bagna
reggendo una barchetta
che scivola piano piano.
GLI OCCHI DELLE PERSONE
Gli occhi del giorno
sono come quelli del mare
celeste, turchese
marroncino chiaro.
Gli occhi della notte sono neri
o marroncino scuro
hanno il colore della cenere
quando si illumina il cielo della luna.
Come gli occhi delle persone
di Maria, Immacolata
Antonietta, Maddalena
che ti fanno tornare bambino
incantato dall'arcobaleno.
LA MEMORIA
È un ricordo
un pensiero lontano
una lacrima dolce
un canto che rimane.
Come un ulivo
che io vorrei ritrovare sempre
dovunque vado
per far stare contento il cuore
e non pensare ai guai.
UN CALDO AFOSO
Questo caldo afoso
fa piangere i cardellini
e fa ridere le cicale
meno male!
Meno male che?
Che simo rimasti solo io e te
lontano dalla confusione
dagli impegni e da tutto.
Sembra quasi una consolazione!
Però con questo caldo afoso
mi sento male
ho come l'impressione
che i battiti dei polsi sono più veloci.
C'è bisogno dell'amore.
Quando è tanto caro
da far cantare il cuore
d'estate ti fa da frigorifero
d'inverno da focolare.
IO PENSO CHE L'AMORE
Io penso che l'amore è
un uccello con le ali d'oro
una farfalla che cerca il fiore
un fiocco di neve che non fa rumore.
Un puledro
Un venticello
Un papavero
Una spiga di grano
Un pugno di stelle
Un pensiero dolce
La luna che si nasconde per far posto
al sole.
È una canzone
che si improvvisa al momento
così come ispirata.
SE UN MATTINO
Se un mattino ti alzi storto
perché non hai dormito,
per la fame
o perché hai mangiato troppo,
per un brutto sogno che hai fatto
o per i troppi pensieri,
mettiti davanti allo specchio,
sbatti gli occhi prima piano
e poi forte,
schiaffeggiati il viso,
fai girare la testa sulle spalle,
mettiti a fischiare e a cantare,
senza fretta,
facendo finta di niente,
e vedi che ciò che andava storto
si raddrizza.




