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Le origini di Campobasso


► La nascita di Campobasso
► Campobasso nei secoli: Dal borgo medievale al Borgo nuovo






























 

La nascita di Campobasso

Dal territorio antico alla comunità medievale


























 

Un territorio abitato prima della città
Il paesaggio nel quale sorse Campobasso apparteneva al Sannio antico. A breve distanza, Monte Vairano conserva le testimonianze di un importante insediamento sannitico, con fortificazioni e spazi abitati. Questo patrimonio archeologico dimostra che l’area era inserita in una rete di popolamento ben precedente al Medioevo. Non autorizza però a identificare automaticamente quel centro con Campobasso, né a considerare provata una continuità urbana fra i due insediamenti. Anche l’identificazione di Monte Vairano con l’antica Aquilonia rimane una proposta discussa ma non risolta. [2]
Per la parte alta di Campobasso sono state segnalate strutture interpretate come tracce di una presenza sannitica. Si tratta di elementi da tenere distinti dalla storia documentata del borgo medievale: abitare o presidiare un colle in età antica non equivale, da solo, ad aver fondato la città che oggi ne occupa le pendici. [1]
































Il quadro longobardo e la presenza dei Bulgari
La tradizione storiografica colloca la formazione di Campobasso nell’ambito dei domini beneventani e dei rapporti con il territorio di Bojano. Per comprendere questo ambiente è utile ricordare un episodio della seconda metà del VII secolo narrato da Paolo Diacono: l’arrivo in Italia del gruppo bulgaro guidato da Alzeco, accolto dal re Grimoaldo e inviato presso suo figlio Romualdo, duca di Benevento. [3]
Romualdo assegnò ai nuovi arrivati territori di Sepino, Bojano e Isernia, oltre ad altre località non nominate. La testimonianza aiuta a comprendere i movimenti di popolazione e la riorganizzazione del Sannio, ma non cita Campobasso. Non è quindi una prova della sua fondazione da parte dei Bulgari. Offre un contesto, entro il quale gli studiosi hanno cercato di ricostruire le condizioni che favorirono anche la nascita di nuovi abitati. [3]





































Il documento dell’anno 878
La testimonianza più nota sulle origini campobassane è un provvedimento del principe Adelchi di Benevento, tradizionalmente datato all’878. Il testo richiama il territorio di Campobasso, insieme a quello del Biferno, in relazione a uomini dipendenti dal monastero di Santa Sofia. Il provvedimento li esentava da contribuzioni e prestazioni pretese dalle autorità locali. [1; 4]
Occorre precisare chi fossero i beneficiari: non indistintamente tutti i cittadini di Campobasso, nel significato moderno del termine, ma persone soggette al monastero. L’atto riguarda dunque rapporti di dipendenza, imposizioni e diritti, non la fondazione di una città. La presenza del toponimo consente di riconoscere un territorio già identificabile; da sola non permette di ricostruire il numero degli abitanti, l’estensione del nucleo insediato o l’anno in cui erano sorte le prime case.
Anche il fatto che esistessero obblighi precedenti non offre una misura del tempo trascorso dalla formazione dell’abitato. È ragionevole supporre una storia anteriore all’878; non è possibile trasformare questa deduzione in una data esatta. Per questo sarebbe più corretto parlare di una prima attestazione tradizionalmente riconosciuta, anziché di un certificato di fondazione.
Un’altra distinzione riguarda la trasmissione del testo. Il provvedimento è tramandato nel Chronicon Sanctae Sophiae, conservato nel manoscritto Vaticano latino 4939. Il cartulario, cioè la raccolta di atti relativi al monastero, fu compilato nel XII secolo e completato nel 1119: non venne quindi scritto interamente al tempo di Adelchi. La data attribuita al provvedimento e quella del codice che ne conserva il testo appartengono a due momenti diversi. [5]









































Il nome e le ipotesi sulle origini
Anche il nome Campobasso ha suscitato interpretazioni diverse. Giuseppe Maria Galanti collegava l’origine dell’abitato a due nuclei, Campus de Prata e Campus Bassus: il secondo, posto più in basso, sarebbe sopravvissuto e avrebbe trasmesso il proprio nome alla città. È una ricostruzione della tradizione erudita, da presentare come ipotesi e non come una vicenda definitivamente accertata. [6]
La discussione successiva non ha prodotto una spiegazione unica. In Campobasso nel 1732, Antonino Mancini respingeva sia la derivazione da un campo di vassalli, sia la necessità di supporre un abitato superiore chiamato Campus de Prata. Richiamava inoltre una contrada denominata Prati, menzionata in una pergamena del 1179. Questa obiezione invita a non ridurre il dibattito a una semplice contrapposizione fra due borghi scomparsi o sopravvissuti. [7]
Mancini riportava anche il ragionamento di Michele Galluppi, che proponeva una costituzione dell’abitato fra il 776 e l’878. L’intervallo appartiene alla storia delle interpretazioni: ricavare una fondazione dall’assenza del nome in un atto e dalla sua presenza in un altro resta un’inferenza, non una prova conclusiva. [7]































Dal nucleo abitato al borgo medievale
La crescita di Campobasso si comprende osservando il rapporto fra il colle e le sue pendici. La posizione elevata offriva possibilità di controllo e difesa; più in basso si sviluppavano abitazioni, luoghi di culto e attività economiche. La ricostruzione proposta dal Comune descrive un primo insediamento legato a funzioni militari e a un’economia agricola, seguito dall’espansione dei nuclei intorno alle chiese di San Giorgio, San Bartolomeo e San Mercurio. Da questa articolazione prese forma il caratteristico sviluppo a ventaglio del borgo. [8]
Le chiese e le fortificazioni oggi visibili conservano trasformazioni di epoche diverse: le loro forme attuali non riproducono necessariamente quelle del primo abitato.
Con l’affermazione normanna Campobasso acquistò rilievo nell’ambito della signoria dei de Molisio, o de Moulins. È opportuno evitare di descriverla senza precisazioni come la capitale originaria della contea: il primo nucleo della formazione politica normanna ebbe infatti il proprio centro a Bojano. L’importanza successiva di Campobasso non deve cancellare questa diversa gerarchia territoriale. [9]





































 


La Pancarta del 1277 e la voce della comunità
Nel Duecento le fonti permettono di vedere più da vicino la vita degli abitanti. Il documento noto come Pancarta campobassana registra una convenzione stipulata il 13 novembre 1277 fra Roberto de Molisio e trentadue rappresentanti della comunità, davanti al giudice napoletano Iohannes Tamarellus. [4]
Ridurre l’episodio a una denuncia delle angherie feudali ne impoverisce il significato. La convenzione affrontava controversie concrete, relative a imposizioni, attività economiche e prerogative signorili. Vi emerge una società nella quale mulini, vendita delle carni, proprietà e riscossione dei tributi erano oggetto di interessi contrapposti. Lo studio di Emilia Sarno valorizza anche i riferimenti al mercato presso San Bartolomeo, utili a ricostruire gli spazi degli scambi. [4]
La Pancarta mostra così una comunità capace di farsi rappresentare e di negoziare le condizioni della propria vita collettiva. Non sanciva la fine del potere feudale e non anticipava necessariamente gli esiti dei secoli successivi. Documenta però una fase nella quale gli abitanti non appaiono soltanto come dipendenti di un signore: sono interlocutori di un accordo. [4]















































Una città nata nel tempo
La Campobasso delle origini è dunque il risultato di una formazione graduale. Le testimonianze antiche appartengono alla storia del territorio; il documento dell’878 ne rende riconoscibile il nome; la crescita medievale e la Pancarta mostrano una comunità sempre più articolata. Tenere distinti questi passaggi permette di raccontarne la nascita senza colmare con certezze apparenti ciò che le fonti lasciano ancora aperto.
Il castello che oggi domina il panorama appartiene a questa lunga storia di trasformazioni: dopo il terremoto del 1456, Cola Monforte intervenne sul fortilizio e sulle difese urbane. Non fu la nascita di Campobasso, ma una nuova fase della sua costruzione. La città continua così a offrire, nello stesso paesaggio, tracce di epoche diverse che occorre imparare a leggere insieme. [8]









































Fonti e criteri della ricostruzione
[1] Comune di Campobasso, VisitCampobasso, La storia di Campobasso, sezione Le origini. Attestazione dell’878 e distinzione fra territorio e insediamento.
[2] Ministero della Cultura, Area archeologica di Busso. Scheda sul sito sannitico di Monte Vairan
[3] Paolo Diacono, Historia Langobardorum, libro V, capitolo 29. Testimonianza sull’insediamento del gruppo di Alzeco.
[4] Emilia Sarno, Campobasso da castrum a città murattiana. Un percorso nella geografia storica, Roma, Aracne, 2012, cap. II, in particolare pp. 67–85. Consultata la riproduzione testuale online
[5] Università di Bologna, progetto FISCUS, scheda 1328, commento sulla compilazione del Vaticano latino 4939 nel 1119. La scheda riguarda un diverso diploma, del 774: è utilizzata esclusivamente per la datazione del cartulario.
[6] VisitCampobasso, Storia e Personaggi, esposizione delle interpretazioni del toponimo. La tesi di Galanti è richiamata attraverso questa fonte, non attraverso una consultazione diretta della sua opera
[7] Antonino Mancini, Campobasso nel 1732, sezione Origine e nome della città, copia digitale dell’Archivio di Stato di Campobasso. Passi verificati attraverso il testo indicizzato, fra cui p. 7 per l’ipotesi attribuita a Galluppi.
[8] Comune di Campobasso, La Storia. Ricostruzione dell’evoluzione urbana e degli interventi quattrocenteschi.
[9] Treccani, Molise, Dizionario di Storia. Il ruolo di Bojano nella formazione della contea normanna.
Per ulteriori verifiche documentarie consultare attentamente: Chronicon Sanctae Sophiae (cod. Vat. lat. 4939), edizione e commento a cura di Jean-Marie Martin, con uno studio di Giulia Orofino, Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 2000, 2 voll.
 












































 
 
Campobasso nei secoli: Dal borgo medievale al Borgo nuovo
La formazione della città  e le premesse della sua trasformazione

Campobasso racconta la propria storia anche attraverso la forma delle sue strade. Sul colle, il castello domina un intreccio di case, chiese, vicoli e scalinate; più in basso, l’abitato si apre progressivamente verso piazze e percorsi più ampi. In questa diversa organizzazione degli spazi si può leggere il lungo passaggio da un insediamento raccolto attorno alle sue difese a una città  nella quale acquistano crescente importanza gli scambi, la vita comunitaria e le funzioni amministrative.
Il percorso dal borgo medievale al Borgo nuovo attraversa molti secoli. Per comprenderlo occorre partire dal rapporto fra il monte e il piano: dapprima il colle offre protezione; in seguito le sue pendici accolgono nuovi quartieri; infine gli spazi esterni alle mura consentono un’espansione più libera. La città cresce attraverso queste trasformazioni, conservando tracce delle epoche precedenti anche quando ne modifica profondamente gli edifici e gli usi. Questo testo rielabora i due allegati forniti, sostanzialmente coincidenti, e li confronta con fonti istituzionali e studi reperibili online. E’ un racconto divulgativo documentato, non un’edizione critica delle fonti medievali. Le opere di Masciotta, Gasdia, Di Iorio e Manfredi Selvaggi citate negli allegati non sono state consultate direttamente in tutte le pagine richiamate: i loro riferimenti non vengono pertanto presentati come verificati di prima mano.
Fonti online consultate il 1 ottobre 2026.



















































Le origini: un territorio antico, un centro medievale

Le origini di Campobasso vengono generalmente ricondotte all’età  longobarda. Le segnalazioni di resti attribuiti a fortificazioni sannitiche sulla parte alta del colle suggeriscono una frequentazione precedente, ma non bastano a dimostrare una continuità  urbana ininterrotta dall’antichità  al Medioevo.

Il riferimento documentario fondamentale è¨ un atto dell’878, conservato nel “Chronicon Sanctae Sophiae”, il cartulario dell’abbazia di Santa Sofia di Benevento. Il documento menziona il territorio di Campobasso: testimonia quindi l’esistenza del nome e di una realtà  territoriale riconoscibile, senza descrivere l’abitato o stabilirne l’anno di fondazione. E’ una distinzione essenziale: la prima attestazione scritta non coincide necessariamente con la nascita di un luogo. [1]

Il colle, indicato nelle ricostruzioni locali anche come Montebello, costituiva una posizione favorevole alla sorveglianza e alla difesa. E’ in questo contesto che va collocata la formazione del nucleo medievale. Rimane invece problematica la ricostruzione precisa delle sue fortificazioni più antiche: l’immagine del castello odierno non può essere proiettata senza modifiche sui primi secoli dell’insediamento.













































Un abitato che scende lungo il monte

La crescita di Campobasso avvenne adattandosi alla morfologia del terreno. Le abitazioni si disposero sulle pendici del colle, seguendo percorsi che collegavano quote diverse e dando origine a quella struttura a ventaglio ancora riconoscibile nel centro storico.

Il testo di partenza descrive un’espansione scandita dall’ampliamento delle cinte murarie. Questo quadro aiuta a comprendere il rapporto fra crescita e difesa, purché non si immagini una successione di anelli perfettamente regolari, tutti databili con certezza. L’abitato si trasformò attraverso aggiunte, ricostruzioni e riusi: tratti difensivi persero la loro funzione, altri vennero inglobati nelle case, mentre nuove costruzioni occuparono spazi prima aperti.

Le mura costituivano così un limite mobile. Proteggevano la comunità , ma dovevano anche adeguarsi alla sua espansione. Le porte mettevano in comunicazione il borgo con le campagne e con gli spazi destinati agli scambi. Guardare oggi un arco, una torre o un muro incorporato in un edificio significa riconoscere un frammento di questa lunga trasformazione.







































Le chiese e la formazione dei quartieri

Nella crescita del borgo le chiese ebbero una funzione decisiva. Attorno agli edifici religiosi si raccolsero abitazioni, percorsi e spazi di relazione: i luoghi di culto contribuirono a dare un nome e un centro ai diversi nuclei dell’insediamento.

San Giorgio rappresenta una delle testimonianze più antiche. Il Catalogo generale dei Beni Culturali ne colloca l’origine anteriormente al 1100 e la riferisce all’ambito delle maestranze romaniche. La chiesa consente dunque di riconoscere un importante polo religioso nella parte alta dell’abitato. Il suo aspetto attuale va però letto come il risultato di una storia edilizia, non come la conservazione integrale di un unico momento medievale. La tradizione di una fondazione sopra un tempio pagano richiede riscontri specifici e non deve essere presentata come certezza archeologica. [2]

Poco più in basso, San Bartolomeo esprime un’altra fase della città  medievale. La guida turistica comunale ne propone una costruzione intorno alla metà  del XIII secolo. La facciata e il portale scolpito costituiscono elementi significativi del patrimonio romanico cittadino. La vicinanza della Torre Terzano rende particolarmente leggibile, in questo settore, il rapporto fra architettura religiosa e sistema difensivo. [3]

Anche San Mercurio ebbe un ruolo nella formazione dell’omonimo nucleo abitato. La ricostruzione fornita come base del presente testo ne sottolinea la relazione con le successive espansioni delle mura. Il valore storico del luogo va distinto dalle narrazioni sui passaggi sotterranei che lo avrebbero collegato al castello e a San Giovannello: racconti suggestivi, ma insufficienti, da soli, a provare tracciati e funzioni militari.





















































Il mercato: una città  fatta di relazioni

La Campobasso medievale non si comprende soltanto attraverso le sue difese. La sua crescita dipese anche dalla capacità  di collegare la popolazione del borgo alle campagne e ai circuiti degli scambi. La sintesi storica del Comune mette in relazione lo sviluppo commerciale con i tratturi che lambivano la località : percorsi lungo i quali si muovevano animali, persone e merci. [4]

Una testimonianza particolarmente importante è la convenzione del 13 novembre 1277 fra Roberto de Molisio e trentadue rappresentanti di Campobasso. L’analisi di Elena Sarno mostra come il documento permetta di entrare nella vita economica del centro: vi compaiono controversie sui mulini, sulle attività  di mercato e sulle prerogative esercitate dal signore. La fiera di settembre emerge come un appuntamento significativo. [5]

Il documento restituisce soprattutto l’immagine di una comunità  capace di riconoscere e difendere interessi condivisi. Dietro la storia delle famiglie feudali si intravedono così gli abitanti, il lavoro e i conflitti per l’uso delle risorse. La crescita urbana è anche questo: la formazione di una società  che cerca di regolare i rapporti fra autorità  signorile e vita economica.

La testimonianza del 1277 dimostra l’importanza degli scambi nel Duecento; non permette invece di attribuire automaticamente la stessa organizzazione commerciale alla Campobasso dell’VIII secolo.










































San Leonardo e il nuovo baricentro del borgo

L’espansione verso le quote inferiori trovò un riferimento fondamentale nella chiesa di San Leonardo e nello spazio antistante. Il largo divenne un luogo nel quale convergevano funzioni religiose, attività  economiche e vita collettiva.

Il testo di partenza collega questo processo anche al trasferimento del fonte battesimale da San Giorgio a San Leonardo, che la ricostruzione locale citata colloca nel 1338. In assenza di una verifica diretta dell’atto, la data va mantenuta come notizia da controllare; il significato urbano del passaggio è comunque chiaro: i servizi religiosi seguivano una popolazione che si era addensata più in basso.

Anche la datazione della chiesa richiede prudenza. Le ricostruzioni disponibili non sono uniformi; la guida comunale presenta San Leonardo come edificio del XIV secolo. E’ preferibile distinguere la possibile presenza di un luogo di culto precedente dalla cronologia delle strutture e delle trasformazioni oggi riconoscibili. [6]

Il mercato e le botteghe conferivano alla piazza una vitalità  diversa da quella della sommità  fortificata. Nel racconto fornito dall’utente, il vicino Fondaco della Farina richiama inoltre la centralità  del commercio del grano. Si delineava cos’è un rapporto fra due poli: in alto la fortezza, più in basso gli spazi in cui la comunità  lavorava, si incontrava e discuteva dei propri interessi.










































Devozione, assistenza e memoria

Alla formazione della città contribuirono anche altri luoghi religiosi. Santa Maria della Croce, la cui origine è indicata dalla guida comunale come probabilmente risalente all’XI secolo, acquistò rilievo con lo sviluppo della parte bassa del borgo. Il suo aspetto attuale riflette numerose trasformazioni successive. [3]

Presso il castello, Santa Maria del Monte, poi Santa Maria Maggiore, conserva invece il legame con il potere feudale. La stessa guida ne ricorda l’origine bassomedievale come cappella privata dei signori della città e le ricostruzioni seguite al terremoto del 1805. Anche qui occorre distinguere l’antichità  del luogo di culto dall’età delle forme architettoniche visibili. [3]

Il materiale di partenza ricorda inoltre un oratorio e un ospedale legati a Sant’Antonio Abate. E’ un tema importante per una storia sociale di Campobasso, perchè invita a considerare accanto alla preghiera le pratiche di assistenza. Le precise notizie sulla fondazione trecentesca e sugli enti che amministravano l’ospedale richiedono tuttavia una verifica documentaria autonoma.

Le vicende dei Crociati e dei Trinitari appartengono soprattutto alla storia successiva del borgo. Inserirle nel racconto è utile per mostrare la durata della vita confraternale, purché le rivalità  cinquecentesche non vengano confuse con la fase più antica di formazione dei quartieri.


































Il Quattrocento e l’intervento di Cola Monforte

Il terremoto del 1456 rappresentò una cesura nella storia urbana. Alla ricostruzione si lega il nome di Nicola II Monforte, detto Cola, protagonista della trasformazione delle difese cittadine.

Il castello che porta il suo nome non va descritto come un edificio nato interamente dal nulla in un solo anno. E’ più corretto parlare di un intervento su una struttura precedente: la scheda del Ministero della Cultura indica un restauro nel 1458, mentre il testo fornito riporta il 1459. Per il racconto generale, la formulazione più solida è quindi  «negli anni successivi al terremoto del 1456. [7]

Il rafforzamento delle mura e la sistemazione della fortezza diedero nuova consistenza al rapporto fra la sommità  del colle e l’abitato sottostante. Il castello divenne il segno più riconoscibile di questa fase, ma l’intervento va letto insieme alla difesa dell’intera comunità, non come un episodio isolato di architettura monumentale.

La vicenda di Cola si inserisce inoltre nelle contese politiche e militari del Quattrocento. La sua biografia, ricostruita nel “Dizionario Biografico degli Italiani”, permette di collegare Campobasso a un orizzonte ben più ampio di quello locale. [8]



















































Oltre il Medioevo: verso il Borgo nuovo

Nei secoli successivi la crescita dell’abitato rese sempre meno netta la separazione fra case e fortificazioni. Mura e torri vennero progressivamente assorbite nel tessuto edilizio. La città  continuava a vivere entro una forma ereditata dal Medioevo, ma ne cambiava gli spazi e le funzioni.

Il riscatto dal dominio feudale, raggiunto nel 1742, segnò un passaggio importante nella storia della comunità . All’inizio dell’Ottocento, il terremoto del 1805 e il nuovo ruolo di capoluogo della provincia di Molise, assunto nel 1806, posero ulteriori esigenze di ricostruzione e organizzazione urbana. [1][4]

Nel 1814 Gioacchino Murat autorizzò l’espansione fuori dall’antico recinto secondo il progetto di Bernardino Musenga. Si aprì così la stagione del Borgo nuovo, o borgo murattiano: una crescita orientata verso la strada per Napoli e caratterizzata da una maggiore regolarità  dell’impianto. [4]

Il piano mirava a raccordare l’abitato esistente con la nuova espansione. Strade più ampie, spazi verdi ed edifici destinati alle funzioni della città  moderna modificarono il paesaggio urbano. Il borgo medievale rimase parte viva di Campobasso: accanto ad esso prese forma un diverso modo di abitare e organizzare la città . [9]

Oggi il passaggio dal castello ai vicoli, dal largo di San Leonardo alle piazze del centro ottocentesco permette di seguire questa storia attraverso i luoghi. La differenza fra le due parti dell’abitato è il risultato di bisogni mutati nel tempo: difendersi, commerciare, pregare, amministrare, trovare nuovi spazi. E’ in questo intreccio fra paesaggio, istituzioni e vita quotidiana che Campobasso rivela la profondità  della propria vicenda urbana.

















































Fonti consultate e riferimenti

1. Comune di Campobasso, portale VisitCampobasso, [La storia di Campobasso https://www.visitcampobasso.it/storia-e-personaggi/storia/ . Utilizzato per le origini documentate e il raccordo con l’età  moderna.
2. Ministero della Cultura, Catalogo generale dei Beni Culturali, Chiesa di S. Giorgio, scheda 1400020048 https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1400020048 .
3. Comune di Campobasso, VisitCampobasso, [Guida turistica di Campobasso https://www.visitcampobasso.it/wp-content/uploads/2022/12/Guida-Campobasso.pdf . Schede sulle chiese; consultazione degli estratti indicizzati.
4. Comune di Campobasso, [La Storia, archivio documentale https://egov.comune.campobasso.it/campobasso2/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/20247 . Sintesi dell’evoluzione urbanistica.
5. Elena Sarno, “Campobasso da castrum a città  murattiana”, capitolo II https://promacedonia.org/bbi/sarno_2.htm . Consultazione degli estratti indicizzati relativi alla convenzione del 1277; la pagina integrale non è risultata accessibile durante la ricerca.
6. Comune di Campobasso, VisitCampobasso, [Campobasso, la città  dei Misteri https://www.visitcampobasso.it/wp-content/uploads/2022/12/Campobasso-OLIO-CUORE.pdf . Schede su largo San Leonardo e San Bartolomeo; consultazione degli estratti indicizzati.
7. Ministero della Cultura, Castello Monforte](https://cultura.gov.it/luogo/castello-monforte .
8. Francesco Storti, [Monforte, Cola di) https://www.treccani.it/enciclopedia/cola-di-monforte_%28Dizionario-Biografico%29/ , “Dizionario Biografico degli Italiani”, Treccani. Consultazione degli estratti indicizzati.
9. Associazione Centro Storico Campobasso, [Storia della città  di Campobasso  https://centrostoricocb.it/storia-della-citta-di-campobasso/ . Raccordo sull’espansione ottocentesca; consultazione degli estratti indicizzati.

Fonti online consultate il 1 ottobre 2026.














































Nota di metodo e verifiche ancora necessarie


Questo testo rielabora i due allegati forniti, sostanzialmente coincidenti, e li confronta con fonti istituzionali e studi reperibili online. E’ un racconto divulgativo documentato, non un’edizione critica delle fonti medievali. Le opere di Masciotta, Gasdia, Di Iorio e Manfredi Selvaggi citate negli allegati non sono state consultate direttamente in tutte le pagine richiamate: i loro riferimenti non vengono pertanto presentati come verificati di prima mano.

Per un’eventuale pubblicazione scientifica, restano da approfondire soprattutto:

- l’attribuzione e la datazione delle strutture antiche sul colle e delle diverse cinte murarie;
- l’uso del termine “civitas” nei documenti e la definizione di Campobasso come Capitale del contado già  attorno al Mille;
- le pergamene del 1099-1100 e l’atto sul fonte battesimale attribuito al 1338;
- la presunta colonia bulgara di Sant’Andrea: il testo fornito non basta a provarne cronologia, composizione e ruolo nello sviluppo cittadino;
- i diplomi pontifici e le origini delle confraternite, distinguendo i documenti originali dalle attestazioni tramandate;
- l’esistenza, il percorso e la funzione dei cunicoli ricordati dalla tradizione;
- la fondazione dell’ospedale di Sant’Antonio Abate e la sua amministrazione.

E’ stato inoltre evitato di definire tardomedievale il VIII secolo, che appartiene all’Alto Medioevo, e di considerare il centro storico immutato: la persistenza del suo impianto generale convive con numerose trasformazioni.