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Grammatica, fonetica e ortografia nella lingua osca

Distinzioni fra grammatica, fonetica e ortografia all’interno della stessa lingua osca, con il latino e con le lingue romanze
 
Gli antichi Sanniti parlavano la lingua osca, una lingua indoeuropea del gruppo osco-umbro.
Questa lingua era diffusa tra diversi popoli italici affini ai Sanniti, come gli Osci. L'osco era parlato nel Sannio, in Campania, Lucania, Apulia e nel Bruzio.
 
La lingua osca aveva una grammatica simile al latino, ma si distingueva nettamente per il suono delle parole e per l'ortografia. Le iscrizioni più importanti in osco risalgono al II secolo a.C. e provengono dal Sannio, dalla Campania e dall'area apulo-lucana. L'osco veniva scritto utilizzando l'alfabeto latino, l'alfabeto greco e diverse varietà degli antichi alfabeti italici, tra cui un adattamento dell'alfabeto etrusco.
 
La lingua dei Sanniti può essere definita come il gruppo meridionale della famiglia osco-umbra, che comprende anche i popoli derivati come Campani, Lucani e Bruzi. L'unità linguistica si è mantenuta grazie alla diffusione di una cultura uniforme dalla Campania verso il Sannio e all'aspirazione a un'unità nazionale irradiante dal Sannio.
 
 
Le principali differenze tra l'osco e il latino risiedono nella fonologia, nel lessico e in alcune caratteristiche morfologiche.
 
Fonologia:
  • In osco, la 'p' sostituisce la 'qu' latina (osco pis, latino quis).
  • La 'b' osca corrisponde alla 'v' latina.
  • La 'f' mediale osca si trova al posto della 'b' e della 'd' latina (osco mefiai, latino mediae).
  • L'osco conserva intatto il sistema ereditato di vocale + i dittonghi, caratteristica in cui rivaleggia solo con il greco.
Lessico:
  • Molte parole comuni in latino sono assenti in osco e sono rappresentate da forme interamente differenti1. Ad esempio, il verbo latino volo ha come corrispondente in osco parole derivate da gher- ('desiderare'), come l'osco herest ('desidererà, vorrà').
Morfologia:
  • Prima declinazione: La desinenza -ad dell'ablativo singolare in osco corrisponde alla -ā del latino classico1. Il genitivo singolare osco ha l'uscita in -as, mentre il latino classico usa -ae.
  • Seconda declinazione: Nel nominativo singolare, l'osco presenta la caduta della desinenza -os latina (-us per il latino classico), e nel plurale ha l'uscita in -ús contro la -oī del latino (-i nel latino classico). La desinenza -eís del genitivo osco è sul calco della terza declinazione, mentre il latino arcaico ha l'uscita in -oī.
L'osco è considerato la più conservativa tra le lingue italiche conosciute.

Le differenze più evidenti nella fonologia osca rispetto al latino includono:
  • La sostituzione della 'p' osca al posto del 'qu' latino (osco pis, latino quis).
  • La 'b' osca che corrisponde alla 'v' latina.
  • La 'f' mediale osca al posto della 'b' e della 'd' latina (osco mefiai, latino mediae).
  • La conservazione del sistema ereditato di vocale + i dittonghi in osco, che rivaleggia solo con il greco.
Inoltre, la fonologia latina ha subito cambiamenti come il passaggio delle antiche consonanti sonore aspirate a spiranti sorde all’inizio di parola e a sonore non aspirate all’interno di parola. Il latino ha mostrato una tendenza alla sincope delle vocali postoniche e alla palatalizzazione delle velari c e g davanti a e, i.

Le principali differenze nelle desinenze dei casi tra l'osco e il latino possono essere riassunte come segue:
 
Prima declinazione
  • Ablativo singolare: osco termina in -ad, mentre il latino classico usa -ā.
  • Genitivo singolare: osco ha -as, in contrasto con -ae del latino classico.
  • Genitivo plurale: osco mantiene la s intervocalica, risultando in -asom, mentre il latino ha -arum.
  • Caso            Osca      Latino Classico
  • Nominativo              -ú           -a
  • Genitivo     -as         -ae
  • Dativo         -aí          -ae
  • Accusativo -am        -am
  • Ablativo      -ad         -ā
  • Locativo      -aí          -ae
Seconda declinazione
  • Nominativo singolare: osco non presenta la desinenza -os (latino -us).
  • Plurale: osco usa -ús, mentre il latino ha -i.
  • Caso             Osca      Latino Classico
  • Nominativo                -             -us
  • Genitivo       -eís        -i
  • Dativo          -úí          -oī
  • Accusativo  -úm        -um
  • Ablativo       -úd         -oī
Terza
 

 Le forme verbali in osco e latino presentano alcune differenze significative, nonostante entrambe le lingue condividano una struttura morfologica indoeuropea simile.
 
Coniugazioni
  • Osca: L'osco presenta quattro coniugazioni, simili a quelle latine, ma con differenze nelle desinenze e nei temi. I verbi oschi si coniugano in base a radici diverse e mostrano variazioni nel modo in cui i temi verbali si formano.
  • Latino: Il latino ha quattro coniugazioni distinte, ognuna con un proprio paradigma che determina la coniugazione dei verbi.
Modi e Tempi
  • Osca: L'osco ha tre modi (indicativo, congiuntivo e imperativo) e cinque tempi, ma non presenta il piuccheperfetto. Le forme verbali sono costruite su temi che possono variare notevolmente.
  • Latino: Il latino ha tre modi (indicativo, congiuntivo e imperativo) e sei tempi, inclusi il piuccheperfetto e il futuro anteriore. La complessità dei tempi verbali è maggiore rispetto all'osco.
Diatesi
  • Osca: Presenta due diatesi (attiva e passiva), ma la forma passiva è meno comune rispetto al latino.
  • Latino: Ha tre diatesi (attiva, passiva e media), con un uso più ampio della forma passiva.
  • Esempi di Differenze:  Un esempio significativo è il verbo latino volo (volere), che in osco è rappresentato da herest (desiderare). Questo mostra come alcune radici comuni siano state sostituite da forme completamente diverse in osco.
In sintesi, mentre l'osco e il latino condividono una base indoeuropea comune, le loro strutture verbali presentano differenze evidenti nelle coniugazioni, nei modi, nei tempi e nella diatesi.

Le differenze più evidenti nella fonologia osca rispetto al latino includono:
Sostituzione di suoni:
  • La 'p' osca sostituisce il 'qu' latino (es. osco pis, latino quis).
  • La 'b' osca corrisponde alla 'v' latina1.
  • La 'f' mediale osca appare al posto della 'b' e della 'd' latina (es. osco mefiai, latino mediae).
Dittonghi:
  • L'osco conserva i dittonghi vocalici ereditati, mentre il latino tende a monottongarli (es. ae e oe in latino diventano spesso e).
Sistema consonantico:
  • L'osco preserva alcune caratteristiche arcaiche, come la distinzione tra [z] e [s], mentre nel latino queste si confondono.
Queste differenze riflettono una maggiore conservatività dell'osco rispetto al latino.

I risultati di ricerca forniti non contengono informazioni sull'evoluzione delle vocali e dei dittonghi in osco rispetto al latino. I risultati riguardano principalmente l'evoluzione fonologica del latino volgare e delle lingue romanze.
Tuttavia, posso riassumere brevemente le differenze generali nella fonologia, come indicato in precedenza:
  • L'osco conserva intatto il sistema ereditato di vocale + i dittonghi, caratteristica in cui rivaleggia solo con il greco.
  • In osco, la 'p' sostituisce la 'qu' latina (osco pis, latino quis).
  • La 'b' osca corrisponde alla 'v' latina.
  • La 'f' mediale osca si trova al posto della 'b' e della 'd' latina (osco mefiai, latino mediae)


L'evoluzione del sistema di vocali e dittonghi in osco rispetto al latino presenta alcune differenze significative:
 
Vocali
  • Conservazione: L'osco ha mantenuto un sistema di vocali più conservativo rispetto al latino, preservando molte delle vocali indoeuropee originali. Ad esempio, le vocali toniche in osco sono rimaste relativamente stabili e non hanno subito le stesse modifiche che si osservano nel latino.
  • Dittonghi: In osco, i dittonghi tendono a essere più conservativi e a mantenere forme simili a quelle indoeuropee, mentre nel latino si osserva una tendenza alla dittongazione e alla monottongazione. Ad esempio, i dittonghi latini come /ae/ e /oe/ si evolvono in forme diverse nelle lingue romanze, ma in osco possono rimanere più simili alle loro origini.
Dittonghi
  • Evoluzione dei Dittonghi: L'osco ha una maggiore tendenza a mantenere i dittonghi rispetto al latino, dove questi si sono evoluti in forme più semplificate. Per esempio, il dittongo /ai/ in osco tende a rimanere tale, mentre in latino può evolvere in forme come /ɛː/ o altre variazioni.
  • Esempi Specifici
  • In osco, la presenza di vocali toniche è più regolare e meno soggetta a mutamenti rispetto al latino. Le vocali brevi tendono a mantenere la loro forma originale anche in contesti che nel latino avrebbero portato a cambiamenti significativi.
In sintesi, mentre l'osco mostra una certa stabilità nel suo sistema di vocali e dittonghi, il latino ha subito trasformazioni più radicali che hanno portato all'emergere delle lingue romanze.

I risultati di ricerca forniti non offrono un confronto diretto tra il sistema vocalico dell'osco e quello del latino classico. Tuttavia, combinando le informazioni disponibili, possiamo delineare alcune differenze generali.
  • Conservazione vs. Innovazione: L'osco tende a essere più conservativo nella sua fonologia rispetto al latino. Il latino ha subito trasformazioni maggiori nel corso del tempo.
  • Quantità Vocalica: Il latino classico distingueva le vocali in base alla lunghezza (quantità), con dieci vocali in totale, poiché ogni vocale aveva una variante lunga e una breve. Successivamente, nel latino volgare, questa distinzione quantitativa è stata sostituita da una distinzione qualitativa basata sul timbro e sull'apertura. Non è chiaro se l'osco avesse una distinzione di lunghezza vocalica così marcata come nel latino classico.
  • Evoluzione dei dittonghi: Gli specifici sviluppi dei dittonghi in osco rispetto al latino non sono dettagliati nei risultati forniti.
  • Trasformazioni fonetiche: Il latino ha subito mutamenti fonetici che hanno portato a una riorganizzazione del sistema vocalico, con la perdita della distinzione di lunghezza e l'emergere di nuove distinzioni basate sull'apertura. L'osco, pur presentando delle proprie evoluzioni fonetiche, sembra aver conservato alcune caratteristiche più arcaiche.
In sintesi, mentre il latino classico possedeva un sistema vocalico basato sulla quantità, evolutosi poi in un sistema basato sulla qualità nel latino volgare, l'osco sembra aver mantenuto caratteristiche più conservatrici, pur non essendo chiaro il dettaglio delle sue evoluzioni specifiche.

La fonologia osca influenzava la scrittura delle iscrizioni in vari modi. L'osco poteva essere scritto usando un alfabeto proprio, l'alfabeto latino o l'alfabeto greco.
  • Alfabeto osco originale: L'alfabeto osco aveva lettere specifiche per rappresentare suoni che non esistevano in latino o greco. Ad esempio, la lettera "z" rappresentava il suono [t͡s]. Le lettere "ú" e "í" derivavano graficamente da "u" e "i" e rappresentavano rispettivamente i suoni [o] e [ẹ] (una "e" chiusa). Vocali doppie erano usate per indicare suoni lunghi, con l'eccezione della "i" lunga, scritta "ií".
  • Adattamento di alfabeti stranieri: Quando si usava l'alfabeto latino per scrivere in osco, la "z" rappresentava il suono [z], che non era distinto da [s] nell'alfabeto osco. Quando si usava l'alfabeto greco, si aggiungeva la lettera heta per rappresentare il suono corrispondente alla "h" (ovvero [h] o [x]) e un'altra lettera per il suono indicato nell'alfabeto osco dalla "v". I gruppi "ηι" e "ωϝ" potevano indicare i dittonghi /ei/ e /ou/, mentre "ει" e "oυ" potevano essere usati per indicare i monotonghi /í/ e /uu/. A volte "ει" e "oυ" erano usati per indicare dittonghi, nel qual caso "o" indicava il suono /uu/.
  • Pluralità linguistica: L'uso di alfabeti diversi nelle iscrizioni osche riflette la pluralità linguistica dell'Italia antica e le interazioni tra diverse culture. L'analisi delle iscrizioni osco-greche rivela come le pratiche linguistiche e culturali greche influenzassero la lingua e la prassi osca.
Le principali somiglianze tra l'osco e il latino sono:
  • Appartenenza alle lingue indoeuropee: Sia l'osco che il latino sono lingue indoeuropee, e condividono quindi una comune origine e alcune caratteristiche strutturali di base.
  • Struttura morfologica: La struttura morfologica dell'osco è simile a quella del latino, con casi, numeri e declinazioni. Entrambe le lingue presentano una struttura morfologica tipica delle lingue indoeuropee.
  • Morfologia verbale: La morfologia verbale è simile, con tre modi, cinque tempi (anche se l'osco non attesta il piuccheperfetto), modi verbali indefiniti, due diatesi e quattro coniugazioni.
  • Formula onomastica: Nella formula onomastica, gli Oschi seguono la stessa convenzione dei Latini, mettendo il patronimico dopo il gentilizio.
  • Affinità: Entrambe le lingue mostrano uno stretto rapporto con altre lingue indoeuropee dell'Italia antica centro-meridionale, come l'umbro e i dialetti sabellici.


 I risultati di ricerca forniscono informazioni sulle differenze nelle uscite vocaliche (desinenze) dei sostantivi tra l'osco e il latino, specialmente nelle prime due declinazioni.
 
Prima Declinazione:
  • Ablativo singolare: L'osco ha la desinenza -ad, mentre il latino classico usa -ā1. Tuttavia, il latino arcaico concorda con l'osco in questo caso (puellād).
  • Genitivo singolare: L'osco ha l'uscita in -as, mentre il latino classico ha -ae1. Il latino arcaico presenta forme più simili all'osco (pater familiās).
  • Genitivo plurale: L'osco conserva la "s" intervocalica, risultando in -asúm, in comune con il latino arcaico (puellāsom).
Seconda Declinazione:
  • Nominativo singolare: L'osco presenta la caduta della desinenza -os latina (-us per il latino classico).
  • Plurale: L'osco usa -ús contro -oī del latino (-i nel latino classico).
  • Genitivo: La desinenza -eís del genitivo osco è sul calco della terza declinazione, mentre il latino arcaico ha l'uscita in -oī.
  • Dativo: La desinenza -oī del latino arcaico è resa con -úí (da leggersi oi) per quanto riguarda il caso dativo.
  • Locativo: Il locativo ha la conservazione della desinenza -eí in opposizione ad -i o -oi latine.
In sintesi, l'osco mostra una maggiore conservazione di alcune forme arcaiche rispetto al latino classico, pur presentando anche delle innovazioni proprie.

 I risultati di ricerca non forniscono informazioni specifiche sull'evoluzione dei gradi di apertura delle vocali in osco.
Tuttavia, possiamo parlare in generale di cosa sono i gradi di apertura vocalica.
 
In linguistica, il grado di apertura di una vocale è un tratto fonetico che indica quanto è aperta o chiusa la bocca durante la pronuncia di una vocale. È connesso all'altezza vocalica, che si riferisce alla posizione della lingua sull'asse verticale.
L'alfabeto fonetico internazionale (IPA) identifica sette altezze vocaliche differenti:
  • Vocale chiusa (o alta)
  • Vocale quasi chiusa
  • Vocale semichiusa (o medio-alta)
  • Vocale media
  • Vocale semiaperta (o medio-bassa)
  • Vocale quasi aperta
  • Vocale aperta (o bassa)
Non tutte le lingue usano tutti questi gradi di apertura per distinguere le vocali, ma ogni lingua ha almeno due gradi di apertura.

Le principali differenze nelle strutture morfologiche di osco e latino riguardano in particolare le declinazioni dei sostantivi e le coniugazioni dei verbi.
 
Sostantivi:
  • Prima declinazione:
  • L'ablativo singolare osco termina in -ad, mentre il latino classico usa -ā. Tuttavia, il latino arcaico concorda con l'osco in questo caso.
  • Il genitivo singolare osco ha l'uscita in -as, soppiantata nel latino classico da -ae. Tuttavia, il latino arcaico presenta forme più simili all'osco.
  • Il genitivo plurale osco conserva la "s" intervocalica, risultando in -asúm, in comune con il latino arcaico.
  • Seconda declinazione:
  • Il nominativo singolare osco presenta la caduta della desinenza -os latina (-us per il latino classico).
  • L'osco usa -ús nel plurale contro -oī del latino (-i nel latino classico).
  • La desinenza -eís del genitivo osco è sul calco della terza declinazione, mentre il latino arcaico ha l'uscita in -oī.
Verbi:
  • La morfologia verbale osca è simile a quella latina, con tre modi, cinque tempi (anche se l'osco non attesta il piuccheperfetto), modi verbali indefiniti, due diatesi e quattro coniugazioni.
  • Il verbo latino volo è rappresentato da parole derivate da gher- ('desiderare') in osco: l'osco herest ('desidererà, vorrà') in contrasto con il latino vult.
In generale, l'osco è considerato più conservativo del latino.