Filopoli
Ascolta la descrizione

Filopoli, difesa dai suoi guerrieri, sulla piana del Matese
Il filosofo e storico Gaetano Gualtier, ordinario di Filosofia all’Università di Bologna, nel suo saggio “Tra realtà e utopia” prende in esame i progetti di riforma proposti nella seconda metà del XVIII secolo dalla scuola di Antonio Genovesi, soffermandosi sulla figura del pensatore molisano Francesco Longano.
Nel discorso preliminare di apertura della stesura del 1796 del suo “Viaggio dell’abate Longano per lo Contado di Molise” parla di una città immaginaria che egli pone sul Matese, basata su una organizzazione sociale comunitaria e su una struttura politica repubblicana. Si tratta di Filopoli, ovvero città degli amici, con la quale l’abate molisano propone una società ideale che, come sottolineato dallo studioso Masiello, trova i propri riferimenti nell’egualitarismo rousseauiano e nell’etica massonica della fratellanza. Longano nel descriverla finge di essere nel 1950 e premette che dopo molti viaggi per i paesi più colti d’Europa, essendo tornato nel Contado di Molise, sale sulla parte più alta del Monte Matese. Davanti a sé vede con estremo piacere “la più bella e più dilettosa pianura della terra, ampia forse 25 miglia quadrate, ed all’intorno come munita da montagne, massime al suo oriente, e quelle di foltissimi boschi di faggi, di quercie, di fargne e di abeti vagamente vestite. La campagna in ogni sua parte è copiosa di limpidissime e freddissime acque, le quali scendono da’ monti più eminenti”. Al suo centro sorge Filopoli, abitata da 20.000 persone, dove Longano, colpito dalla salubrità dell’aria, dall’amenità del clima, dall’abbondanza e dalla varietà del cibo, dall’aspetto dolce e carico di saggezza degli abitanti e da altri piaceri che arricchiscono l’esistenza degli esseri umani, decide di trascorre la propria vita.

Filopoli: scena di vita quotidiana davanti alla piazza con l'obelisco
I filopolitani sono i discendenti dei Sanniti che, a detta di Longano, salvatisi con la fuga nello scontro di Aquilonia, inseguiti dai Romani, dopo essersi fermati a Bojano risolvono di andare a vivere sul Matese, da dove scendono la prima volta per unirsi ad Annibale, poi in occasione della guerra sociale, infine durante la guerra civile tra Lucio Silla e Mario. La campagna ha una forma quadrata e ciascun lato ha una estensione di cinque miglia. Nel suo centro si trova la città, anch’essa di forma quadrata e larga un miglio. Ha soltanto quattro porte che corrispondono ai quattro punti cardinali del cielo. All’incontro delle quattro strade vi è una grande piazza nella quale è collocato un grande obelisco di granito che racconta la storia di Filopoli. Dallo zoccolo su cui poggia “partono quattro strade sotterranee, ciascuna alta 30 piedi e larga 20. La prima, lunga 3 miglia, esce a levante del Matese, nella Guardia Regia, nella fenditura d’un sasso di smisurata grandezza. La seconda, lunga 4 miglia, termina al di sotto di S. Gregorio, alle radici occidentali di detto monte. Finisce la terza , lunga cinque, in un valle tra la terra di Cusano e la città di Cerreto. Terminal ’ultima nella terra di Carpinone, all’oriente della città d’Isernia”. Le abitazioni sono di varie altezza: di un piano quelle poste vicino alla piazza e di due o tre piani quelle distanti. Per ogni lato della piazza si irradiano strade uguali, ampie e parallele fornite di spaziosi porticati.

Filopoli: vista dall'alto senza le mura
Longano precisa che la città non è fornita di mura in quanto la difesa è assicurata dal valore guerriero dei suoi abitanti, in più è protetta da un fiume su due lati e da montagne inaccessibili negli altri due. La città è divisa in 25 parrocchie, ciascuna comprendente 800 persone, una chiesa e curati. Gli abitanti, a dirla con Longano, “hanno tanto i maschi quanto le femmine una statura vantaggiosa, la tinta della faccia è vermiglia, l’aria grave, gli occhi vivaci, la robustezza atletica. Sono nel vitto frugali, nel vestire semplici, nel tratto obbliganti, nelle calamità intrepidi e nella fatica instancabili. Esercitano le donne il medesimo mestiere degli uomini. Pigliano questi la moglie d’anni 24 o 30, le femmine da 16 a 20. La sposa non porta altra dote allo sposo che le sue buone qualità morali, una lancia ed un paio di buoi attaccati all’aratro. Non ci sono celibi. E’ vietato ai vecchi di potersi sposare una donzella, né è permesso ai giovani di unirsi colle vecchie. Presso di loro è antico l’uso del divorzio, in caso di sterilizza di prole o di scontentezza coniugale. Non ci si conosce tra loro altro che un solo ceto di persone. La nobiltà del sangue è riputata delirio. E come niuno può maritarsi fuori della sua parrocchia, così chiunque si distingue in qualche atto d’umanità o nella fatica, sia maschio sia femmina, si può sceglie quella che più gli piace di qualunque rione. In tempo di guerra questa prerogativa si restringe ai soli giovani, i quali vi si distinguono. Per conto delle arti, esse sono ristrette alla coltura delle campagne, alla pastorale, alla guerra e a quelle di pura necessità. Sino all’età di 10 anni, sia maschi siano femmine, apparono tutti il leggere, lo scrivere, il conteggiare ed il catechismo, sì religioso come civile. Dall’età di 20 a 50 l’agraria. Dopo di tale tempo vengono tutti occupati alle arti di comodo , come nel cucire , nel tessere, nel fabbricare case, cappelli,etc..

Filopoli: vista dalla montagna con le mura

Filopoli: vista dall'alto con le mura
Puoi aiutarmi a realizzare l’immagine di questa città ideale fondata dagli antichi sanniti secondo la descrizione dell’illuminista Francesco Longano che parla di una città
immaginaria che egli pone su un altopiano pianeggiante dei monti del Matese. Si tratta di Filopoli, sede di una società ideale. Davanti a sé vede con estremo piacere “la più bella e più dilettosa pianura della terra, ampia forse 25 miglia quadrate,ed all’intorno come munita da montagne, massime al suo oriente, e quelle di foltissimi boschi di faggi, di quercie, di fargne e di abeti vagamente vestite. La campagna in ogni sua parte è copiosa di limpidissime acque, le quali scendono da’ monti più eminenti”. Al suo centro sorge la città di Filopoli, abitata da 20.000 persone, dalla salubrità dell’aria, dall’amenità del clima, dall’abbondanza e dalla varietà del cibo, dall’aspetto dolce e carico di saggezza degli abitanti e da altri piaceri che arricchiscono l’esistenza degli esseri umani. I filopolitani sono i discendenti dei Sanniti che salvatisi con la fuga nello scontro di Aquilonia, inseguiti dai Romani.
Puoi aiutarmi a realizzare l’immagine di questa città ideale fondata dagli antichi sanniti secondo la descrizione dell’illuminista Francesco Longano che parla di una città
immaginaria che egli pone su un altopiano pianeggiante dei monti del Matese. Si tratta di Filopoli, sede di una società ideale. Davanti a sé vede con estremo piacere “la più bella e più dilettosa pianura della terra, ampia forse 25 miglia quadrate,ed all’intorno come munita da montagne, massime al suo oriente, e quelle di foltissimi boschi di faggi, di quercie, di fargne e di abeti vagamente vestite. La campagna in ogni sua parte è copiosa di limpidissime acque, le quali scendono da’ monti più eminenti”. Al suo centro sorge la città di Filopoli, abitata da 20.000 persone, dalla salubrità dell’aria, dall’amenità del clima, dall’abbondanza e dalla varietà del cibo, dall’aspetto dolce e carico di saggezza degli abitanti e da altri piaceri che arricchiscono l’esistenza degli esseri umani. La città non è fornita di mura in quanto la difesa è assicurata dal valore guerriero dei suoi abitanti per dei guerrieri sanniti sono collocati alle porte delle strade principali e in più la città è protetta da un fiume su due lati e da montagne inaccessibili negli altri due.
Puoi aiutarmi a realizzare l’immagine di questa città ideale fondata dagli antichi sanniti vista dall’alto. La campagna intorno a Filopoli ha una forma quadrata e ciascun lato ha una estensione di cinque miglia. Nel suo centro si trova la città, anch’essa di forma quadrata e larga un miglio. Ha soltanto quattro porte che corrispondono ai quattro punti cardinali del cielo. All’incontro delle quattro strade vi è una grande piazza nella quale è collocato un grande obelisco di granito che racconta la storia di Filopoli. Dallo zoccolo su cui poggia “partono quattro strade, ciascuna larga 20 piedi. La prima, lunga 3 miglia, esce a levante del Matese, nella Guardia Regia, nella fenditura d’un sasso di smisurata grandezza. La seconda, lunga 4 miglia, termina al di sotto delle radici occidentali del Monte di S.Gregorio. Finisce la terza , lunga cinque, in un valle tra la terra di Cusano e la città di Cerreto. Termina l’ultima nella terra di Carpinone, all’oriente della città d’Isernia”. Le abitazioni sono di varie altezza: di un piano quelle poste vicino alla piazza e di due o tre piani quelle distanti. Per ogni lato della piazza si irradiano strade uguali, ampie e parallele fornite di spaziosi porticati. La città non è fornita di mura in quanto la difesa è assicurata dal valore guerriero dei suoi abitanti per dei guerrieri sanniti sono collocati alle porte delle strade principali e in più la città è protetta da un fiume su due lati e da montagne inaccessibili negli altri due.
Puoi aiutarmi a realizzare l’immagine di questa città ideale di Filopoli fondata dagli antichi sanniti vista dal basso. La città è divisa in 25 parrocchie, ciascuna comprendente 800 persone, una chiesa e 5 curati. Una raffigurazione degli abitanti che hanno tanto i maschi quanto le femmine una statura media, la tinta della faccia è vermiglia, l’aria grave, gli occhi vivaci, la robustezza atletica. Sono nel vitto frugali, nel vestire semplici, nel tratto obbliganti, nelle calamità intrepidi e nella fatica instancabili. Esercitano le donne il medesimo mestiere degli uomini. La sposa non porta altra dote allo sposo che le sue buone qualità morali, una lancia ed un paio di buoi attaccati all’aratro. Non ci sono celibi. Per conto delle arti, esse sono ristrette alla coltura delle campagne, alla pastorale, alla guerra e a quelle di pura necessità. Tra la popolazione vengono tutti occupati alle arti di comodo , come nel cucire , nel tessere, nel fabbricare case, vestiti e utensili come anche armi per la guerra.




