Alimentazione
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L’alimentazione degli antichi Sanniti era semplice, genuina e nutriente
Gli antichi Sanniti seguivano una dieta semplice ma sostanziosa, strettamente legata alla stagionalità dei prodotti e alla disponibilità delle risorse del territorio. La loro alimentazione era pensata per garantire l’energia necessaria ad affrontare le fatiche quotidiane di una vita dura e attiva, fatta di battaglie, lavori nei campi e transumanze lungo i tratturi.
La base dell’alimentazione sannita era costituita da cereali come farro, orzo e miglio, utilizzati per preparare focacce, zuppe e polente. I legumi – fave, lenticchie, ceci – erano un’importante fonte di proteine vegetali, spesso consumati insieme a verdure spontanee raccolte nei campi o nelle zone boschive.
Non mancavano formaggi di pecora e capra, derivati dalla tradizione pastorale, e saltuariamente carni di allevamento o selvaggina, soprattutto in occasione di festività o riti religiosi. L’olio d’oliva, sebbene meno diffuso rispetto all’epoca romana, e il miele erano usati per insaporire i cibi. Il vino era noto, ma veniva consumato con moderazione, spesso mescolato con acqua o spezie.
Molti alimenti erano cotti su pietra o in forni rudimentali, e il sapore dei piatti era arricchito da erbe aromatiche locali, come finocchietto, alloro, aglio selvatico e origano.
In sintesi, la cucina sannita era povera ma sapiente, nutriente e ben equilibrata, in armonia con il ritmo della natura e le esigenze di un popolo forte e resistente, che traeva dalla terra tutto ciò di cui aveva bisogno per vivere… e combattere.
► Alimentazione dei sanniti
► I piatti della tradizione sannitica
► Ricette cucina sannitica
► Come i sanniti conservavano gli alimenti
► I formaggi dei sanniti
ALIMENTAZIONE DEI SANNITI
Gli antichi Sanniti, basavano la loro alimentazione sui prodotti offerti dalla terra e dalla pastorizia, seguendo uno stile di vita semplice ma nutriente.
Cereali e derivati
I Sanniti erano principalmente agricoltori e coltivavano:
- Farro, grano e orzo, utilizzati per preparare focacce, polente e pane rustico cotto su pietre roventi.
- Puls (una sorta di polenta di farro o farina di cereali), alimento base della loro dieta.
Essendo esperti pastori, allevavano pecore, capre e bovini, ottenendo:
- Latte e formaggi freschi o stagionati (simili al pecorino), che consumavano con pane o erbe spontanee.
I Sanniti erano guerrieri e cacciatori, quindi nella loro dieta non mancavano:
- Carne di maiale, spesso conservata sotto sale o affumicata.
- Cacciagione: cinghiali, cervi, caprioli e lepri.
- Agnello e capretto, consumati durante le festività.
Raccoglievano ciò che la natura offriva e coltivavano ortaggi e legumi:
- Fave, lenticchie, ceci e piselli, fondamentali per l'apporto proteico.
- Cavoli, rape, cipolle, asparagi selvatici, finocchi e carote.
- Frutta: fichi, mele, noci, mandorle e uva.
- Producevano vino da viti autoctone, spesso diluito con acqua.
- Consumavano infusi a base di erbe selvatiche.
- Coltivavano e utilizzavano olive, ricavandone un olio grezzo, usato sia per condire sia per conservare gli alimenti.
- Insaporivano i piatti con erbe aromatiche come rosmarino, alloro, timo e origano.
Dolci naturali
- Usavano miele per dolcificare focacce e preparare semplici dolci.
I PIATTI DELLA TRADIZIONE SANNITICA

I piatti principali della tradizione sannita riflettono un'ampia varietà di ingredienti locali e preparazioni tipiche.
Ecco alcuni dei più rappresentativi:
Gli antichi Sanniti avevano un'alimentazione ricca di legumi e cereali, con fave, ceci, lenticchie e fagioli tra i principali alimenti.
- Fave Le fave erano particolarmente significative: si credeva che il loro gambo permettesse alle anime dei morti di ascendere nell'aldilà, rendendole un cibo tabù per i pitagorici. Venivano consumate fresche, arrostite o in purea.
- Ceci I ceci erano comuni e venivano consumati sia freschi che abbrustoliti. Rappresentavano un alimento economico e nutriente, spesso servito durante i banchetti per stimolare la sete
- Lenticchie e Fagioli
- Le lenticchie e i fagioli erano anch'essi fondamentali nella dieta sannitica. Le lenticchie erano già ampiamente consumate nell'antichità e i fagioli, definiti "carne dei poveri", fornivano una fonte importante di proteine.
- Altri Alimenti Oltre ai legumi, i Sanniti consumavano cereali, lattughe, cavoli e varie erbe. La loro dieta era frugale e basata su ciò che la terra offriva, riflettendo uno stile di vita semplice.
- Minestra Maritata: Un piatto tradizionale a base di verdure miste, spesso arricchito con carne come prosciutto o cotiche.
- Zuppa di Cardone: Preparata con carciofi beneventani, è una specialità che esalta i sapori locali.
- Zuppa di Castagne e Fagioli: Un piatto rustico che combina castagne e legumi.
- Cicatielli: Pasta fatta in casa simile ai cavatelli, servita con ragù di carne o legumi2.
- Fusilli: Preparati al fuso, spesso accompagnati da un ragù ricco.
- Padellaccia: Un mix di carne di maiale, con carote, ortaggi e tuberi, cucinato in modo tradizionale.
- Specialità Regionali
- Mugliatiello: Involtini di fegato e altri tagli di carne avvolti in budella di agnello, spesso serviti con legumi.
- Scarpariello: Pasta condita con ortaggi e pecorino.
Nelle ricette sannite, le spezie più utilizzate includevano:
- Aglio e cipolla: ingredienti base per molte preparazioni, sia freschi che essiccati.
- Finocchietto: usato per piatti a base di pesce e carne grassa.
- Erbe aromatiche, probabilmente anche i tartufi.
Gli antichi Sanniti preparavano le fave in diversi modi, sfruttando la loro versatilità in cucina.
Ecco alcune delle tecniche di preparazione più comuni:
- Fave Bollite Uno dei metodi più semplici prevedeva la bollitura delle fave. Le fave fresche o secche venivano messe a bagno per alcune ore (o giorni, nel caso delle secche) e poi cotte in acqua con l'aggiunta di sale e foglie di alloro per insaporire. Questo piatto era spesso consumato come contorno o piatto principale, servito caldo e talvolta accompagnato da olio d'oliva.
- Purea di Fave Le fave venivano anche trasformate in purea, ideale per essere spalmata su pane o servita come contorno. Dopo la cottura, le fave venivano schiacciate e mescolate con olio d'oliva, sale e aromi come rosmarino o timo.
- Zuppe e Stufati Le fave erano frequentemente utilizzate in zuppe e stufati, combinandole con altri legumi, verdure e carne. Questo metodo di preparazione permetteva di creare piatti nutrienti e sostanziosi, perfetti per i periodi invernali.
- Fave in Salamoia Un'altra tecnica prevedeva la conservazione delle fave in salamoia, rendendole disponibili anche fuori stagione. Questo metodo era utile per prolungare la loro durata e per avere un alimento pronto da utilizzare in varie ricette.
Le fave erano un ingrediente fondamentale nella cucina degli antichi Sanniti, utilizzate in varie ricette tradizionali.
Ecco alcune delle preparazioni più popolari:
- Fave in Umido Un piatto semplice e saporito, le fave venivano cotte con olio d'oliva, erbe aromatiche e talvolta pancetta o lardo. Questa preparazione esaltava il sapore dolce delle fave.
- Frittata di Fave e Pecorino Una ricetta iconica che unisce fave fresche, uova e pecorino. Le fave venivano lessate e poi mescolate con le uova sbattute e il formaggio, per creare una frittata gustosa e nutriente.
- Macco di Fave Questo piatto presente in molte varianti nel Sud Italia, consiste in una crema di fave secche cotte e schiacciate, spesso servita con pane o come contorno.
- Fave e Cicoria Un abbinamento tradizionale in cui le fave vengono cotte insieme alla cicoria, un piatto rustico che celebra i sapori genuini della cucina contadina
- Insalata di Fave Fresche e crude, le fave venivano spesso servite in insalata, abbinate a formaggi come il pecorino e salumi, rendendole ideali per i picnic primaverili.
Le tradizioni culinarie legate alle feste religiose dei Sanniti erano ricche e variegate, riflettendo un profondo legame tra cibo, ritualità e celebrazioni comunitarie.
Ecco alcune delle pratiche più significative:
- Feste e Cibo Cortei Nuziali e Battesimi: Durante queste celebrazioni, si usava lanciare fave e ceci abbrustoliti, simboli di prosperità e abbondanza. I banchetti nuziali includevano piatti come maccheroni con stufato, evidenziando l'importanza del cibo nella vita sociale e religiosa.
- Riti di Passaggio: In occasioni come funerali o commemorazioni, si preparavano pasti abbondanti per confortare i familiari del defunto. Questi pasti includevano brodo di gallina, dolci e biscotti, riflettendo l'importanza della condivisione durante momenti di lutto.
- Piatti Tradizionali Zuppa di Cardone: Un piatto tipico preparato con gallina, cardi e polpette, spesso servito durante le festività per la sua ricchezza nutrizionale e simbolica.
- ‘Mbanata: Una specialità specialmente nell'area caudina a base di verdure selvatiche, rappresentativa della cucina sannita, spesso preparata in occasioni festive per celebrare la stagione primaverile.
- Fave: Considerate cibo dei morti, le fave avevano un significato rituale profondo. Durante le feste, venivano consumate in diverse preparazioni, simboleggiando il legame tra vita e morte.
- Dolci Festivi Durante le feste religiose si preparavano anche dolci speciali a base di miele e mandorle, utilizzati per celebrare eventi significativi come matrimoni o festività religiose.
Le feste religiose dei Sanniti erano spesso caratterizzate da piatti a base di carne, che avevano un ruolo importante sia simbolico che nutrizionale. Durante celebrazioni come il Capodanno sannita, si sacrificavano animali come maiali, capre e pecore per onorare gli dèi, e la carne veniva poi consumata in comunità.
Tra i piatti più rappresentativi troviamo:
- Zuppa di Cardone: un brodo di gallina con cardi, polpette di carne e uova, tipico delle festività natalizie.
- Carni di agnello e capretto: spesso preparate durante occasioni speciali e festività religiose, simbolizzando abbondanza e prosperità.
Le feste religiose dei Sanniti includevano effettivamente dessert tradizionali, che riflettevano la loro cultura gastronomica e le credenze religiose.
Ecco alcune delle preparazioni dolci più comuni associate a queste celebrazioni:
Dolci Tradizionali
- Fave dei Morti: Biscotti tipici preparati in occasione della commemorazione dei defunti, a base di mandorle e zucchero, simboleggiando la connessione con gli antenati.
- Torrone: Un dolce a base di miele, zucchero, albumi e frutta secca, spesso preparato durante le festività per celebrare occasioni speciali.
- Riti e Simbolismo I dolci non erano solo un modo per festeggiare, ma portavano anche significati simbolici. Ad esempio, i dolci a base di fave erano legati ai riti di fertilità e abbondanza.
- Celebrazioni Specifiche Durante festività come il Capodanno sannita e altre ricorrenze religiose, era comune preparare dolci speciali per onorare gli dèi e celebrare la comunità. Questi dessert venivano spesso condivisi durante i banchetti familiari.
COME I SANNITI CONSERVAVANO GLI ALIMENTI

Gli antichi Sanniti utilizzavano diversi metodi per conservare gli alimenti, essenziali per garantire la sopravvivenza durante i periodi di scarsità.
Ecco i principali metodi di conservazione:
- Essiccazione L'essiccazione all'aria era uno dei metodi più antichi e consisteva nell'esporre i cibi al sole e al vento per ridurre l'umidità, aumentando così la loro durata. Frutta, carne e raramente pesce venivano essiccati per essere consumati in inverno o durante le carestie.
- Salatura La salatura era un metodo diffuso che sfruttava il potere disidratante del sale. Cospargendo gli alimenti di sale, si creava un ambiente inospitale per i batteri, permettendo di conservare carne e pesce anche durante lunghi viaggi o nei mesi invernali.
- Affumicatura L'affumicatura migliorava ulteriormente la conservazione dei cibi, poiché il fumo depositava sostanze protettive che inibivano la crescita batterica.
- Conservazione in Aceto e Salamoia Questi metodi sfruttavano soluzioni saline per creare un ambiente acido, ostile alla proliferazione di batteri e muffe. La carne in salamoia era una pratica comune già 4000 anni fa.
- Conservazione sotto Calce Un metodo meno noto prevedeva la conservazione di alcuni alimenti sotto uno strato di calce, che fungeva da sigillante e impediva l'ingresso dell'ossigeno, creando un ambiente favorevole alla conservazione.
I Sanniti consumavano aglio e cipolla, sia cotti che secchi, specialmente nelle zuppe e come accompagnamento alle pietanze principali.
I Sanniti utilizzavano vari metodi per conservare le carni, essenziali per garantire scorte alimentari durante i periodi di scarsità.
Ecco i principali metodi di conservazione:
- Salatura La salatura era una delle tecniche più comuni. Cospargendo la carne di sale, si riduceva l'umidità, creando un ambiente sfavorevole per i batteri e prolungando la durata del cibo. Questo metodo era fondamentale per conservare carne e pesce, specialmente durante i mesi invernali.
- Affumicatura L'affumicatura era un'altra pratica diffusa, in cui la carne veniva esposta al fumo prodotto dalla combustione di legni aromatici. Questo non solo conferiva un sapore distintivo, ma aiutava anche a preservare la carne grazie alle proprietà antibatteriche del fumo.
- Essiccazione L'essiccazione all'aria era usata per disidratare la carne, riducendo così il contenuto di umidità e aumentando la sua durata. La carne essiccata poteva essere conservata a lungo e consumata nei periodi di scarsità.
- Conservazione in Vasi Le carni salate o essiccate venivano spesso riposte in vasi di terracotta, sigillati per proteggerli da agenti esterni come roditori e umidità. Questo metodo garantiva una conservazione più sicura e duratura.
Confronto con Altri Popoli Antichi
- Romani: I Romani utilizzavano metodi simili come la salatura e l'essiccazione, ma avevano anche pratiche più elaborate, come l'uso di contenitori specifici (dolia e amphora) per la conservazione di grandi quantità di cibo.
- Mesopotamici: I popoli mesopotamici impiegavano il sale marino e l'aceto per la conservazione, creando ambienti acidi che impedivano la crescita batterica. Questo approccio era diffuso anche tra i Sanniti, sebbene non vi siano prove dirette di utilizzo dell'aceto da parte loro.
Non ci sono evidenze dirette che i Sanniti utilizzassero la calce per conservare la carne. Tuttavia, sappiamo che gli antichi in generale scoprirono che la calce poteva essere usata per conservare alcuni alimenti, come le uova, grazie alla sua capacità di sigillare e creare un ambiente basico ostile ai batteri. Per i Sanniti, i metodi di conservazione della carne più comuni erano la salatura, l'essiccazione e l'affumicatura.
Durante le feste e i riti degli Sanniti, la conservazione delle carni era fondamentale per garantire cibo sufficiente per le celebrazioni.
Ecco come venivano gestite:
- Riti Sacrificiali Durante le celebrazioni religiose, le carni venivano spesso sacrificate e consumate come parte di banchetti rituali. I sacrifici animali erano un elemento centrale nei riti, con carni offerte agli dèi e poi condivise tra i partecipanti. Le ossa degli animali sacrificati sono state rinvenute nei santuari, indicando che il consumo delle carni avveniva sul posto, legando il cibo al culto e alla comunità.
- Banchetti Festivi Le carni conservate venivano preparate in vari piatti per i banchetti festivi, creando un'atmosfera di abbondanza e condivisione tra i membri della comunità. I piatti a base di carne erano spesso accompagnati da legumi e cereali, riflettendo una dieta equilibrata e ricca durante le celebrazioni.
- Salatura: La salatura era un metodo comune per preservare la carne, consentendo di conservarla durante i periodi di festa e lungo i viaggi. Cospargere la carne di sale aiutava a disidratarla e prevenire la proliferazione batterica.
- Affumicatura: Questo metodo non solo prolungava la durata della carne, ma conferiva anche un sapore distintivo. Il fumo agiva come conservante naturale grazie alle sue proprietà antibatteriche.
- Essiccazione: La carne veniva essiccata all'aria, un metodo tradizionale che permetteva di conservarla a lungo. Questo era particolarmente utile durante le festività quando si consumavano grandi quantità di cibo.
Durante le campagne militari, i Sanniti trasportavano le carni conservate utilizzando metodi pratici e adattabili alle esigenze del campo.
Ecco come avveniva il trasporto:
Metodi di Trasporto
- Carri: Le carni conservate, come quelle salate o essiccate, venivano trasportate su carri appositamente attrezzati. Questi carri erano trainati da animali come buoi e avevano una capacità di carico significativa, permettendo di trasportare grandi quantità di cibo.
- Zaini e Bisacce: I soldati portavano con sé provviste basilari, inclusi pezzi di carne conservata, all'interno di zaini o bisacce. Questo permetteva loro di avere accesso immediato al cibo durante le marce o in situazioni di emergenza.
Tipi di Carne Conservata
- Carne Salata: La carne veniva spesso salata per prolungarne la durata e facilitarne il trasporto. Questo metodo era comune anche tra altre civiltà antiche.
- Carne Essiccata: Le carni essiccate erano leggere e facili da trasportare, rendendole ideali per le campagne militari.
Il trasporto delle carni doveva essere efficiente per garantire che i soldati avessero cibo sufficiente durante le operazioni militari. La conservazione attraverso salatura ed essiccazione permetteva di mantenere la carne in buone condizioni anche per periodi prolungati.
Questi metodi riflettono l'ingegnosità dei Sanniti nel gestire le risorse alimentari durante le guerre, assicurando un adeguato sostentamento per i loro guerrieri.
I FORMAGGI DEI SANNITI

I Sanniti apprezzavano diversi formaggi, molti dei quali erano legati alla loro tradizione pastorale e alle risorse locali.
Ecco i più popolari:
- Conciato Questo formaggio, con origini antichissime, era prodotto dai pastori sanniti e conservato con una miscela di aceto, olio ed erbe aromatiche come timo e rosmarino. La concia ne garantiva la lunga conservazione e un sapore intenso.
- Caciocavallo Il Caciocavallo Sannita, un formaggio vaccino stagionato, era molto diffuso. La sua stagionatura (6-12 mesi) gli conferiva un sapore piccante e una lunga durata, ideale per la vita pastorale e le comunità rurali.
- Pecorino Prodotto con latte di pecora, il pecorino sannita era nutriente e robusto, riflettendo la tradizione pastorale della regione. Era consumato fresco o stagionato.
Il Caciocavallo era uno dei formaggi più apprezzati dai Sanniti, con diverse caratteristiche distintive.
Ecco le principali:
- Origine e Territorio: Il Caciocavallo è tipico del Sannio, un'area tra Molise e Campania. In particolare, il Caciocavallo Tavola Osca proviene da allevamenti situati ad oltre 1000 metri di altitudine tra Agnone e Capracotta.
- Lavorazione: Viene prodotto con latte vaccino intero, riscaldato e coagulato con l'aggiunta di caglio. La pasta viene filata in acqua calda per ottenere la forma caratteristica a "cavallo", che permette ai pastori di legarlo e trasportarlo. Per creare la pasta filata a latte crudo, viene aggiunto un siero innesto che attiva la fermentazione grazie ai microorganismi del territorio.
- Stagionatura: Il Caciocavallo può essere consumato fresco, semistagionato (2-6 mesi) o stagionato (oltre 6 mesi). La stagionatura avviene in cantine speciali, spesso ricavate nella roccia, dove il formaggio sviluppa muffe sulla scorza che contribuiscono al suo sapore unico.
- Sapore: Il sapore varia a seconda della stagionatura. Il Caciocavallo fresco ha un sapore dolce e delicato, quello semistagionato acquisisce una maggiore intensità, mentre quello stagionato diventa intenso e piccante. Il Caciocavallo Tavola Osca ha una nota erbacea spiccata, grazie all'alimentazione montana degli animali.
- Forma: La forma tipica è a pera con una testina, ottenuta arrotolando la pasta filata. Questa forma permette di appenderlo "a cavallo" di una pertica durante la stagionatura, da cui deriva il nome.
- Riferimenti Culturali: Il Caciocavallo Tavola Osca è un omaggio all'antica civiltà dei Sanniti e alla Tabula Osca, una tavola in bronzo con il più antico cerimoniale di devozione sannita.
Il Caciocavallo Sannita viene stagionato seguendo un processo tradizionale che ne esalta le caratteristiche organolettiche.
Ecco i passaggi principali della stagionatura:
- Formazione: Dopo la produzione, il Caciocavallo viene appeso a "cavallo" di una pertica, da cui deriva il nome. Questo è un passaggio cruciale che permette al formaggio di asciugarsi e sviluppare la sua forma caratteristica.
- Salatura: Prima di essere appeso, il formaggio viene immerso in acqua salata, un processo che contribuisce alla conservazione e al sapore finale del prodotto.
- Stagionatura: Una volta appeso, il Caciocavallo entra nella fase di stagionatura, che può durare da un minimo di due mesi fino a oltre due anni. Durante questo periodo, il formaggio viene conservato in cantine fresche e ben aerate, dove le condizioni di temperatura e umidità sono controllate.
- Sviluppo delle Muffe: Durante la stagionatura, sulla crosta del Caciocavallo possono svilupparsi muffe naturali, che contribuiscono a un bouquet di profumi unico e a un sapore più intenso man mano che il formaggio invecchia.
- Tipi di Stagionatura: A seconda della durata della stagionatura, si possono ottenere diverse varianti del Caciocavallo:
- Fresco: Consumato subito dopo la produzione.
- Semistagionato: Stagionato per 2-6 mesi, con un sapore più intenso.
- Stagionato: Oltre i 6 mesi, con una consistenza dura e un sapore piccante.
I tempi di stagionatura del Caciocavallo Sannita variano a seconda della tipologia e delle preferenze del produttore.
Ecco un riepilogo dei tempi più comuni:
- Fresco: Il Caciocavallo viene generalmente fatto stagionare per almeno 30 giorni prima di essere consumato.
- Semistagionato: Questa categoria di Caciocavallo è stagionata per un periodo che va da 2 a 6 mesi.
- Stagionato: Il Caciocavallo stagionato può avere un periodo di stagionatura che va da 6 mesi fino a 12 mesi.
- Extra-stagionato: Alcuni formaggi possono essere stagionati anche oltre i 12 mesi, con alcuni produttori che arrivano fino a 24 mesi o più, specialmente in condizioni particolari come le grotte naturali.
Pecorino
Il pecorino dei Sanniti, in particolare il Pecorino di Capracotta, è un formaggio dalle origini antiche, risalente all'epoca dei Sanniti. Questo formaggio è riconosciuto per la sua produzione artigianale, che avviene senza l'uso di strumenti, ma solo con le mani. Il latte ovino viene riscaldato e addizionato con caglio di agnello, e la cagliata viene lavorata manualmente per ottenere una pasta compatta.
Caratteristiche del Pecorino di Capracotta
- Aspetto: La crosta è dura e rugosa, di colore paglierino o nocciola chiaro, a seconda della stagionatura. La pasta è dura, compatta e untuosa, con una colorazione paglierina e una distribuzione irregolare delle occhiature.
- Sapore: Il gusto varia notevolmente a seconda delle erbe disponibili nei pascoli, rendendo ogni forma unica. È consigliato gustarlo con un buon vino rosso e pane casereccio.
La lavorazione prevede:
- Riscaldamento del latte a 36-38°C.
- Aggiunta di caglio di agnello.
- Rottura della cagliata e semicottura a 42-45°C.
- Pressatura manuale nelle fuscelle per eliminare il siero.
- Salatura in salamoia e stagionatura su assi di legno per un periodo che varia dai 3 ai 6 mesi.
Ricette della cucina sannitica

Ecco alcune ricette ispirate alla cucina degli antichi Sanniti, semplici, rustiche e realizzate con ingredienti che loro stessi avrebbero potuto usare. Sono perfette per una rievocazione storica o per riscoprire i sapori autentici della tradizione molisana!
Consiglio per la presentazione:
Per un'autentica esperienza sannitica, servi queste pietanze in piatti di terracotta e accompagna il tutto con pane rustico o focacce cotte su pietra.
1. Puls (Polenta di Farro)
Ingredienti:
- 300 g di farina di farro (o farina integrale)
- 1 l di acqua
- Un pizzico di sale
- Olio extravergine d’oliva
- Porta l’acqua a ebollizione in un paiolo di rame (o una pentola capiente).
- Aggiungi il sale e versa lentamente la farina mescolando continuamente con un mestolo di legno per evitare grumi.
- Cuoci a fuoco basso per circa 30 minuti, continuando a mescolare.
- Una volta pronta, servi la polenta calda con un filo d’olio extravergine d’oliva.
Variante: Puoi accompagnarla con formaggio pecorino o verdure cotte (come cavoli o cicoria).
Ingredienti:
- 800 g di agnello a pezzi
- 2 rametti di rosmarino
- Foglie di alloro e timo fresco
- Olio extravergine d’oliva
- Sale q.b.
- Massaggia l’agnello con olio, sale e le erbe aromatiche.
- Cuoci l’agnello in una padella di terracotta o su una griglia, girandolo spesso.
- Lascia cuocere fino a doratura e servi caldo, magari con un contorno di fave o lenticchie.
Ingredienti:
- 300 g di farina di farro
- 150 ml di acqua tiepida
- Un pizzico di sale
- 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
- Miele (di acacia o castagno)
- Noci tritate
- Impasta la farina con l’acqua, il sale e l’olio fino a ottenere un composto morbido.
- Lascia riposare l’impasto per 30 minuti.
- Stendi l’impasto formando delle focacce sottili e cuocile su una pietra rovente o in una padella antiaderente.
- Una volta cotte, spennella con il miele e cospargi con le noci tritate.
Ingredienti:
- 300 g di lenticchie
- 2 rape tagliate a cubetti
- 1 cipolla
- Olio extravergine d’oliva
- Sale e alloro
- Sciacqua le lenticchie e mettile a cuocere in abbondante acqua con la cipolla e l’alloro.
- Dopo circa 20 minuti, aggiungi le rape a cubetti e continua la cottura per altri 20-25 minuti.
- Condisci con olio extravergine d’oliva a crudo e aggiusta di sale.
Ingredienti:
- 1 l di vino rosso (meglio corposo)
- 3 cucchiai di miele
- Cannella o alloro (facoltativi)
- Sciogli il miele nel vino, mescolando lentamente.
- Aggiungi spezie a piacere come cannella o alloro.
- Lascia riposare per almeno un’ora e servi fresco.
The diet
The diet of the ancient Samnites was simple, wholesome, and nourishing
The ancient Samnites followed a simple yet substantial diet, closely tied to the seasonality of products and the availability of local resources. Their way of eating was designed to provide the energy needed to face the daily hardships of a tough and active life, made up of battles, farm work, and seasonal migrations along the tratturi (ancient shepherding paths).
The staples of the Samnite diet were grains such as emmer wheat, barley, and millet, used to prepare flatbreads, soups, and porridges. Legumes—such as fava beans, lentils, and chickpeas—were an important source of plant-based protein, often eaten together with wild greens gathered from fields and woodlands.
They also consumed cheeses made from sheep and goat milk, rooted in their pastoral traditions, and occasionally meat from livestock or wild game, especially during festivals or religious ceremonies. Though less common than in Roman times, olive oil and honey were used to flavor foods. Wine was known but consumed in moderation, often diluted with water or mixed with herbs and spices.
Many foods were cooked on stone surfaces or in rudimentary ovens, and the flavor of dishes was enriched with local aromatic herbs such as wild fennel, bay leaves, wild garlic, and oregano.
In summary, Samnite cuisine was humble yet wise, nourishing and well-balanced, in harmony with the rhythms of nature and the needs of a strong and resilient people who drew from the land all they needed to live… and to fight.